Gioco
Il sindaco Lunardini accusa: "Mai visto un cadavere ridotto così"
"Impossibile ormai scoprire se ci sia stata violenza". La madre lancia un appello a Carla Bruni attraverso La Repubblica
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VIAREGGIO. "Sono medico e non ho mai visto un corpo ridotto in queste condizioni dopo un'autopsia. Il cadavere. Era ricoperto per intero di muffe e funghi: anche se sul corpo vi fossero stati dei lividi non si vedranno mai. Perché è stato conservato a più 4 gradi invece che a meno venti. E non solo: nessun organo interno era presente. Sono stati tutti asportati, cervello compreso.
E perfino le braccia sono state sezionate. Il mio collega che ha eseguito all'ospedale Versilia l'esame dei resti non ha potuto fare altro che aprire e richiudere». Il sindaco Lunardini non è stato certo diplomatico in consiglio comunale nel parlare del caso Franceschi, il viareggino di 36 anni morto il 25 agosto scorso nel carcere francese di Grasse in situazioni non chiare e si è unito a chi chiede giustizia.
LA LETTERA
Intanto la madre del giovane, Cira Antignano, attraverso il quotdiano La Repubblica ha lanciato una appello a Carla Bruni, moglie del presidente Sarkozy e «première dame de France». Poche righe, con l'aiuto del suo avvocato Maria Grazia Menozzi, con cui racconta lo strazio di una madre.
"Gentilissima Signora Carla Bruni - scrive Cira Antignano - sono la mamma di Daniele Franceschi, il ragazzo italiano morto ad agosto nel carcere di Grasse.
Le scrivo il giorno dopo il rientro di mio figlio in Italia, un rientro per il quale ho dovuto lottare tanto, per rivolgerle un accorato appello affinché voglia intervenire per fare chiarezza sulla sua morte. Daniele era stato arrestato nel febbraio scorso con l'accusa di avere usato una carta di credito falsa al Casinò di Cannes. Certo, mio figlio non era un santo, ma mi creda, neppure un delinquente. Il dolore per la morte di un figlio solo chi è madre lo può comprendere, ma ancor più grande è il dolore nel non potere al proprio figlio dare una sepoltura dignitosa.
Daniele è rientrato ieri in Italia privo dei suoi organi; mi verranno restituiti, forse, a fine dicembre. Non mi sarà possibile dargli l'ultimo saluto: il suo corpo è in fase avanzata di decomposizione perché, per 51 giorni, non è stato tenuto alla temperatura di -22 gradi. Daniele mi scriveva tutti i giorni e in moltissime occasioni mi ha detto che veniva maltrattato, che non veniva curato quando stava male e che i detenuti italiani non sono ben visti dagli agenti del carcere.
Due giorni fa, dopo essermi recata all'ospedale Pasteur di Nizza per cercare di vedere Daniele e dopo essermi sentita dire che le condizioni del suo corpo erano tali da non consentirne la visione, ho preso la decisione di andare davanti al carcere di Grasse per protestare. Sono stata ammanettata, aggredita e portata come una delinquente al commissariato di Grasse, con tanto di contusione alle costole. Mi chiedo, ora, e Le chiedo: se una mamma di 66 anni viene trattata come me, che trattamento avranno riservato a mio figlio in quel carcere?".
Cira Antignano
E perfino le braccia sono state sezionate. Il mio collega che ha eseguito all'ospedale Versilia l'esame dei resti non ha potuto fare altro che aprire e richiudere». Il sindaco Lunardini non è stato certo diplomatico in consiglio comunale nel parlare del caso Franceschi, il viareggino di 36 anni morto il 25 agosto scorso nel carcere francese di Grasse in situazioni non chiare e si è unito a chi chiede giustizia.
LA LETTERA
Intanto la madre del giovane, Cira Antignano, attraverso il quotdiano La Repubblica ha lanciato una appello a Carla Bruni, moglie del presidente Sarkozy e «première dame de France». Poche righe, con l'aiuto del suo avvocato Maria Grazia Menozzi, con cui racconta lo strazio di una madre.
"Gentilissima Signora Carla Bruni - scrive Cira Antignano - sono la mamma di Daniele Franceschi, il ragazzo italiano morto ad agosto nel carcere di Grasse.
Le scrivo il giorno dopo il rientro di mio figlio in Italia, un rientro per il quale ho dovuto lottare tanto, per rivolgerle un accorato appello affinché voglia intervenire per fare chiarezza sulla sua morte. Daniele era stato arrestato nel febbraio scorso con l'accusa di avere usato una carta di credito falsa al Casinò di Cannes. Certo, mio figlio non era un santo, ma mi creda, neppure un delinquente. Il dolore per la morte di un figlio solo chi è madre lo può comprendere, ma ancor più grande è il dolore nel non potere al proprio figlio dare una sepoltura dignitosa.
Daniele è rientrato ieri in Italia privo dei suoi organi; mi verranno restituiti, forse, a fine dicembre. Non mi sarà possibile dargli l'ultimo saluto: il suo corpo è in fase avanzata di decomposizione perché, per 51 giorni, non è stato tenuto alla temperatura di -22 gradi. Daniele mi scriveva tutti i giorni e in moltissime occasioni mi ha detto che veniva maltrattato, che non veniva curato quando stava male e che i detenuti italiani non sono ben visti dagli agenti del carcere.
Due giorni fa, dopo essermi recata all'ospedale Pasteur di Nizza per cercare di vedere Daniele e dopo essermi sentita dire che le condizioni del suo corpo erano tali da non consentirne la visione, ho preso la decisione di andare davanti al carcere di Grasse per protestare. Sono stata ammanettata, aggredita e portata come una delinquente al commissariato di Grasse, con tanto di contusione alle costole. Mi chiedo, ora, e Le chiedo: se una mamma di 66 anni viene trattata come me, che trattamento avranno riservato a mio figlio in quel carcere?".
Cira Antignano
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