Il Tirreno

Versilia

Daniele, un rientro fra pianti e accuse

Claudio Vecoli
Daniele, un rientro fra pianti e accuse

La mamma: «Ha il naso rotto: voglio la verità sulla sua morte»

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 VIAREGGIO. «Finalmente lo abbiamo riportato a casa». Dopo il pianto straziante all'aeroporto militare di Pisa all'arrivo della salma dalla Francia, arrivata all'obitorio dell'ospedale «Versilia» mamma Cira tira quasi un sospiro di sollievo. Ad un mese e mezzo dalla morte nel carcere francese di Grasse, il corpo senza vita di Daniele Franceschi, trentotto anni, è potuto tornare in Italia. «Ora, finalmente potremo dargli una sepoltura».  È distrutta, la signora Antignano. A sessantasei anni, dopo una vita travagliata, dal 25 agosto scorso sta combattendo la sua personale battaglia per ottenere giustizia e verità sulla morte del figlio. Una battaglia senza esclusione di colpi, visto che da mercoledì è costretta a convivere perfino con tre costole rotte. «Me le hanno fratturate i poliziotti francesi - racconta - quando mi hanno arrestato. Con mia cugina Maria Grazia eravamo andate a manifestare con delle scritte su un lenzuolo di fronte al carcere dove è morto mio figlio. Ma tutto questo non è piaciuto alle autorità francesi. E a sessantasei anni mi hanno trattato come se fossi un pericoloso criminale. Mi hanno tenuto in manette per ore, chiusa in un ufficio della polizia. E se non fosse intervenuto l'ambasciatore italiano a Nizza avrei passato la notte in una camera di sicurezza».  Vuole la verità, Cira Antignano. Anzi, la pretende. Per questo ha chiesto (e ottenuto dalla Procura di Lucca) che una volta arrivato in Italia il corpo fosse sottoposto ad una seconda autopsia della quale si occuperà Lorenzo Varetto, il medico legale torinese che si è occupato anche del caso di Garlasco. «Ma i francesi hanno la coscienza sporca. In tutti questi giorni hanno conservato il corpo di Daniele ad una temperatura di 4 gradi sopra zero e non a meno 22 come deve accadere quando si vuole conservare integro. Non solo. Me lo hanno restituito completamente svuotato, senza organi. E questo avvalora la nostra tesi che la morte di mio figlio non è dovuta ad un infarto come vogliono farci credere».  In attesa dell'autopsia, ieri mattina sul corpo dell'operaio viareggino è stata eseguita una prima ispezione esterna da parte del dottor Grazzini. «E anche lui - prosegue Cira Antignano - mi ha confermato che Daniele ha il naso fratturato. E di certo questa non è una conseguenza di un infarto...»  Ad accogliere la donna al suo ritorno in Italia insieme al figlio anche il sindaco Luca Lunardini. Che ha invitato la mamma di Daniele a partecipare alla seduta del consiglio comunale in programma ieri sera. «Qualsiasi cosa possa essere utile a tenere accesi i riflettori sulla fine di mio figlio e che possa portare all'accertamento della verità, io la farò. Non è possibile che una persona entri in carcere viva e che dopo sei mesi ne esca morta per cause che ancora oggi non sono per niente chiare. È un'ingiustizia alla quale io non intendo assolutamente piegarmi».  Intanto non è stata ancora fissata la data dei funerali. Prima di decidere il giorno dovrà infatti essere stabilito il giorno della seconda autopsia. E i tempi non si preannunciano brevissimi. Non è escluso, infatti, che il nuovo esame autoptico venga posticipato a metà della prossima settimana. E che quindi le esequie slittino a dopo il 20 ottobre.  

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