Il Tirreno

Versilia

Rimborsi per il massimo scoperto

Luca Cinotti
<b>REGOLATORE.</b> Bankitalia (a sinistra la sede di palazzo Koch) stabilisce il tasso di usura
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REGOLATORE. Bankitalia (a sinistra la sede di palazzo Koch) stabilisce il tasso di usura

La commissione va considerata per stabilire l'usura: raffica di ricorsi

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 VIAREGGIO. Lo spiraglio è stato aperto da una recente sentenza della Corte di Cassazione. E da quel pertugio ora si stanno "intrufolando" tante aziende versiliesi che chiedono alla banca la restituzione di quanto pagato, oltre il tasso ritenuto di usura, per la commissione di massimo scoperto.  Per supportare le aziende si è mossa la sezione viareggina dell'Adusbef, l'associazione che tutela gli utenti dei servizi bancari. Cosa è successo con la sentenza numero 12.028 dello scorso 19 febbraio emessa dalla suprema corte?  «In sostanza - spiegano all'associazione - è stato stabilito che la commissione di massimo scoperto deve far parte del tasso effettivo globale che è preso come riferimento per stabilire la soglia usuraria».  Espressioni tecniche, che però possono rappresentare una vera e propria rivoluzione copernicana, non troppo gradita dalle banche.  Finora, infatti, se ad esempio il tasso di usura (stabilito dalla Banca d'Italia in relazione al tasso medio praticato negli istituti) è al 15%, le banche potevano stabilire che i costi per ottenere credito fossero al 14% e che anche la commissione di massimo scoperto raggiungesse lo stesso valore.  Con il nuovo metodo di calcolo, i costi "ordinari" del credito e il massimo scoperto dovranno essere conteggiati insieme e rimanere sotto la soglia del 15%. Sarà dunque difficile "gonfiare" entrambe le voci come invece - denunciano imprenditori, cittadini e le associazioni dei consumatori - viene abitualmente fatto adesso.  Una rivoluzione, abbiamo detto. Che inciderà sui comportamenti della Banca d'Italia e dei singoli istituti di credito nel futuro, ma che può far nascere contenziosi per quanto riguarda il passato. Azioni legali che troveranno (e stanno già trovando) il loro palcoscenico nelle sedi civili, per ottenere la restituzione dei soldi dopo il riconoscimento del tasso usurario. La sentenza della Cassazione, infatti, ha confermato il proscioglimento degli imputati dai fatti penali, constatando la mancanza dell'elemento soggettivo: i bancari non avrebbero agito per causare un danno, visto che gli sforamenti del tasso furono, in quel caso, solo saltuari.  Tutt'altra storia per la liquidazione del danno in sede civile: «Stiamo già seguendo diverse aziende che hanno chiesto il rimborso», spiegano all'Adusbef.  Si tratta, per il momento, di imprese piccole e medie, come l'azienda agricola che ha chiesto indietro 10mila euro. O il commerciante che ne rivuole 5mila. «In generale ci muoviamo - spiegano da Asdusbef - su cifre che viaggiano fra i 5 e i 35mila euro».  Numeri non trascendentali, ma che in tempi di crisi possono fare la differenza. Ed è, comunque, probabile che la stessa strada venga seguita anche da imprese più grandi che devono recuperare somme maggiori.  Sulla buona riuscita di queste azioni il team legale messo in piedi da Adusbef è assia fiducioso: «Spesso le banche, dopo la reazione iniziale totalmente negative, decidono di venire a patti».

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