Sicurezza
In pochi giorni due casi drammatici allospedale. La testimonianza del direttore della maternità
Crisi polmonare, muore neonato
Donatella Francesconi
Cesareo d'emergenza salva un altro bambino. Ma il piccolo resta in ipotermia
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VIAREGGIO. Un controllo di routine, uno degli ultimi prima di dare alla luce un bel bambino. Alle 11.08 di venerdì mattina la mamma si sottopone al monitoraggio all'ospedale Versilia. Ma basta un attimo, al personale del reparto maternità diretto dal dottor Giovanni Paolo Cima, per accorgersi che qualcosa non va. La sofferenza del feto, che si è mosso tutta la notte ed è arrivato in fondo ad una gravidanza che non ha avuto problemi, è altissima. Alle 11,19 il piccolino nasce. «Un cesareo a tempi record», commenta il direttore generale Giancarlo Sassoli complimentandosi con Cima ed il suo staff. «La gravidanza era a termine e l'accrescimento normale. Si trattava di un controllo programmato - spiega il ginecologo - e la mamma è arrivata senza mostrare nessun segno di allarme. Purtroppo, però, la situazione per il feto - al momento dell'ingresso in ospedale - si è rivelata ad altissimo rischio». Quando il bambino, un maschietto nato da genitori non versiliesi, è venuto al mondo è stato subito necessario «intubarlo e ventilarlo». I colleghi delle neonatologia - continua Cima - «hanno posto il neonato in ipotermia. Poi è stato disposto il ricovero al Santa Chiara di Pisa, dove viene tenuto in questa condizione per dare tempo alle strutture di ripararsi in una condizione di metabolismo abbassato e, dunque, di minori stress per il corpo». Impossibile non fare il tifo per il piccolino ed i suoi genitori. Ed impossibile non cercare di capire che cosa possa essere accaduto: «Non c'è stato distacco di placenta, questo è sicuro - prosegue Cima -. Gli esami sulla placenta sono ancora in corso, speriamo di poterne ricavare le indicazioni necessarie a spiegare cosa è accaduto». Per il resto, non rimane che aspettare: «Non è possibile stabilire per quanto tempo il feto abbia sofferto mentre era ancora nel corpo della madre. Quello che è certo - conferma il medico - è che l'abbiamo salvato da una morte certa, in utero». Pochi giorni fa il reparto diretto da Antonio Cima ha vissuto un altro evento drammatico, condiviso anche in questo caso della neonatologia. Un neonato a termine, più di quattro chili di peso, cesareo programmato visto che la madre (anche lei non versiliese) ne aveva avuto già uno in precedenza ed il secondo parto si presentava impegnativo per le dimensioni del nascituro. «Il parto è andato bene», spiega Cima. Solo dopo la nascita, i neonatologi hanno capito che qualcosa non andava nei polmoni del bambino che ha accusato «una ipertensione polmonare resistente alle cure mediche». Prestate prima al Versilia e subito dopo al Meyer «dove il piccolo è stato trasferito nel momento in cui le cure hanno dimostrato di non dare l'effetto sperato». In tre giorni il bambino ha smesso di vivere. La malattia, a detta del medico, è di quelle «che sfuggono agli esami prenatali». Sul corpicino «sono stati fatti i riscontri dignostici necessari a scoprire che cosa abbia causato la morte. In modo da poter dire alla madre che rischi ha di rivivere un'esperienza simile in caso di un'altra gravidanza». Madre che ha già richiesto la cartella clinica del figlio portato in grembo e mai abbracciato. «Nessun ospedale oggi - conclude con realismo Giovanni Paolo Cima - è in grado di portare la mortalità perinatale al di sotto del 3-4 per mille». Ma la medicina non si da per vinta. Anche per questo, a due anni dall'ottobre "nero" che al Versilia ha visto morire tre neonati, il 30 di questo mese tutti gli ospedali della Toscana di riuniranno a Lido di Camaiore per un convegno su parto prematuro e rischi del parto oggi.
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