Sicurezza
Neonati morti, in tre nei guai
Claudio Vecoli
Due medici e un'ostetrica del «Versilia» verso il rinvio a giudizio
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PIETRASANTA. Per due ginecologi e una ostetrica si profila l'ipotesi di un rinvio a giudizio per il secondo dei tre casi di neonati morti all'ospedale «Versilia» verificatisi nell'ottobre nero di due anni fa. Dopo che la Cassazione ha annullato la richiesta di archiviazione inizialmente formulata dal Gip, lo stesso giudice per le indagini premilinari del Tribunale di Lucca ha infatti rinviato al pm gli atti del procedimento disponendo che «entro dieci giorni formuli l'imputazione» nei confronti di Cristiana Parri, ginecologa di 49 anni residente a Perignano (Pisa), di Andrea Gallinelli, ginecologo di 51 anni residente a Modena, e di Franca Squillace, ostetrica di 56 anni nata e residente a Camaiore. Il gip ha invece confermato l'archiviazione delle posizioni dei medici Elena Verucci e Luigi Romani e delle ostetriche Cinzia Macchitella e Rossana Lombardi. La complessa vicenda legata alla morte della piccola Vittoriana Capitani, morta il 17 ottobre 2008 subito dopo essere venuta alla luce, sembrava essersi chiusa nel'ottobre dello scorso anno, quando il Gip firmò un decreto di archiviazione per tutte e sette le persone coinvolte nella morte della neonata. Gli avvocati Fabrizio Miracolo e Antonietta Montano - in rappresentanza di Luna Ricci e Alessio Capitani, i due genitori di Vittoriana - presentarono ricorso in Cassazione contro l'archiviazione e nel giugno scorso la Suprema Corte ha deciso di riaprire il caso rinviando nuovamente tutti gli atti al giudice per le indagini preliminari. A tre mesi da quella decisione, il gip Giuseppe Pezzuti ha rinviato a sua volta gli atti al pubblico ministero chiedendo che entro dieci giorni formuli i capi di imputazione nei confronti di Cristiana Parri, Andrea Gallinelli e Franca Squillaci. Negli atti trasmessi dal Gip al pubblico ministero, si legge come l'ostetrica Franca Squillaci, che assisteva Luna Ricci, «non posizionò il tocotrasduttore», necessario per seguire l'attività cardiaca del nascituro, «neanche quando si verificò una decelerazione della frequenza cardiaca fetale e quando questa divenne patologica». Quanto ai due ginecologi Andrea Gallinelli e Cristiana Parri, si legge che «durante il travaglio fu registrata una serie di decelerazioni ripetitive con una riduzione della variabilità e con una ditalazione della cervice uterina ancora incompleta. Comparvero già durante il periodo dilatante segni di sofferenza fetale e persistettero, aggravandosi, mentre in assenza di ostacoli meccanici, la progressione appariva stentata. Situazione nella quale la brevità del funicolo poteva essere sospettata e, in ogni caso, si poteva e si doveva - tenuto conto anche che la testa del feto non era al piano perineale - praticare il taglio cesareo che avrebbe salvato la neonata». Tutti comportamenti, questi, che per il gip costituiscono «profili di imperizia e negligenza» sia per l'ostetrica che per i due ginecologi del «Versilia».
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