Il Tirreno

Versilia

Insegnanti in rivolta al Don Lazzeri

Luca Basile
<b>PROTESTA.</b> Insegnanti della provincia all&#146;assemblea generale a Capannori del 15 settembre In alto a destra, uno scorcio della scuola del Pollino
◗
PROTESTA. Insegnanti della provincia all’assemblea generale a Capannori del 15 settembre In alto a destra, uno scorcio della scuola del Pollino

Stop a supplenze, attività aggiuntive e uscite didattiche

3 MINUTI DI LETTURA





 PIETRASANTA. «Ci rifiutiamo di collaborare per mascherare i guasti prodotti dalla riforma Gelmini». Parole, quelle messe a verbale dalla recente assemblea dei docenti dell'Istituto tecnico e commerciale per geometri Don Lazzeri, che, in questa occasione, non si limitano alla mera protesta, ma si riflettono in una serie di iniziative clamorose. Su tutte, lo stop ad ogni disponibilità per le ore di supplenza oltre le 18 ore settimanali, il blocco delle uscite didattiche, l'esclusione delle attività aggiuntive all'insegnamento e ai progetti didattici.  «La riduzione del monte ore in generale e di quello di alcune discipline in particolare, soprattutto dell'area professionalizzante, non consente - scrivono i docenti del Don Lazzeri - di sviluppare le competenze necessarie; l'espulsione dei colleghi precari si accompagna ad un aggravio di lavoro per chi resta in servizio, con grave disagio per gli studenti e le famiglie. La dignità e l'identità culturale dell'istruzione tecnica e professionale risultano inficiate, proprio dalla palese contraddizione tra gli scopi dichiarati dalla "riforma Gelmini" e organizzazione didattica prevista (riduzione di orario e delle discipline, soppressione di fatto delle supplenze, con il conseguente smembramento della classe fra le altre). Vogliamo manifestare nostra solidarietà ai colleghi e personale ATA, che hanno perso il posto (140.000 in tre anni: uno dei più massicci licenziamenti di lavoratori nella storia della Repubblica) e l'indignazione per il modo di intendere la scuola pubblica, esclusivamente come un costo da tagliare».  Una presa di posizione, che anticipa, come detto, una serie di decisioni, quali «il blocco di tutte le uscite didattiche, quale ne sia la durata, e l'assoluta indisponibilità per le ore di supplenza oltre le 18 ore settimanali; sarà garantita la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto per quanto riguarda lo smembramento delle classi, richiedendo al dirigente scolastico - rilanciano i docenti - il relativo ordine di servizio, caso per caso. Abbiamo, inoltre, deciso di evitare l'attività di coordinamento per quanto riguarda i Dipartimenti, in quanto lesivi delle prerogative del Collegio dei docenti, così come abbiamo sempre deciso di escludere tutte le attività aggiuntive all'inseganmento e i progetti didattici, fatta eccezione per quelle che interessano l'Orientamento in entrata».  Una protesta, che accomuna anche il Collegio docenti dell'Istituto comprensivo 1.  «Come forma di protesta nei confronti di un Governo che sembra perseguire come obiettivi fondamentali quello dell'impoverimento della scuola pubblica e quello ancora della sua delegittimazione culturale e pedagogica attraverso l'applicazione della cosiddetta riforma Gelmini, abbiamo deciso di non programmare le visite guidate. Un blocco, da cui saranno escluse quelle visite previste da progetti didattici consolidati, per la cui realizzazione verranno utilizzate tutte le ore di compresenza-contemporaneità residue, con conseguente rifiuto - si legge nella nota - di destinare la benchè minima parte di esse alle supplenze brevi».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa