La protesta
«La mia attività "uccisa" dai parcheggi»
Luca Basile
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PEZZO DI STORIA. Il negozio Pellegrini in centro Parla Emilio Pellegrini: oggi come trent'anni fa mancano gli spazi per la sosta
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PIETRASANTA. 30 anni fa Pietrasanta era un paesone, con le auto in via Mazzini, il luna park del San Biagio in piazza Statuto e i laboratori artistici che accumulavano polvere dalle parti di Porta a Lucca. Tre decadi fa il cinema Splendor, posto ai margini di via Oberdan, proiettava, per l'ultima volta, la pellicola su uno schermo oramai stantio e rovinato: da lì a poco quella sala sarebbe andata agli archivi lasciando il posto ad un punto vendita di elettrodomestici e televisori: Pellegrini. Oggi, quel cerchio, innescato da un'intuizione commerciale felice, si chiude. Definitivamente. «Sarà un colpo al cuore vedere le saracinesche abbassarsi per sempre? Forse sì, anche se in fondo, di quello stesso negozio da tre anni a questa parte non ero più il referente» racconta Emilio Pellegrini, l'anima di un marchio che è già nella memoria dei pietrasantini. «Avevo un'attività dalle parti del quartiere Africa: dignitosa, ma intendevo, con la mia famiglia, puntare a qualcosa di più grande. E così acquistammo lo stabile dove c'era lo Splendor. Eravamo agli albori degli anni '80». Un'altra Pietrasanta, rispetto ad oggi? «Si, decisamente. C'erano meno turisti e molti più residenti nel centro cittadino. E cominciavano a farsi vedere gli artisti. Dal punto di vista commerciale Pietrasanta aveva buoni riscontri: molte persone venivano dal quercetano e ancora dalle colline, a fare spesa da noi. D'inverno il paese non si spopolava, anzi: oggi vive soprattutto di fine-settimana, in estate e ancora grazie ai ristoranti. Il resto sta più ai margini. C'era, però, come oggi, una costante». Quale? «La mancanza di parcheggi. È un disagio cronico che si snoda nel tempo e non sembra trovare soluzione. Ed è stato uno dei motivi, forse il principale, per cui, dopo 30 anni, abbiamo deciso di mollare». Un punto vendita di elettrodomestici nel cuore della città in effetti non è proprio il massimo, non crede? «Ovvio. Davanti al nostro ingresso c'è un piccolo piazzale, utilizzato per le operazioni di carico e scarico. Ma non è mai bastato, il disagio è sempre stato notevole. Soprattutto per i clienti. Che pure venivano e vengono in discreto numero. E non solo dalla Versilia, ma anche dalla zona di Massa, dove siamo sempre stati protagonisti con un analogo punto vendita». Ma non dovevate trasferirvi dalle parti della Coop? «Già, è questo il punto. Sembrava tutto fatto. Poi vennero meno le premesse per questioni legate agli indici di parcheggio. Al posto del magazzino sono così state realizzate delle case. E tanti saluti alla nostra aspirazione di un punto vendita di dimensioni maggiori e funzionale anche alle esigenze della clientela. Si vede che era destino, che devo dire». Nel 2007 ha deciso di vendere le quote della società che porta il suo marchio: pentito della scelta? «Direi di no: ho ceduto a Francesconi - Centro Risparmio di Camaiore, ndr -, anche se il nome Pellegrini è rimasto ben impresso sull'insegna del negozio. Nonostante questo non ho smesso di farmi vedere dalle parti della mia ex attività: in fondo la sento come qualcosa di mio, di nostro e poi ci sono tutti quei dipendenti che sono stati a lungo con il sottoscritto e che in massa si trasferiranno, il prossimo mese, dalle parti dell'area ex Favilla, sotto il marchio di Trony». Chiude Pellegrini, inteso come negozio, ma la vostra attività prosegue in altri campi? «Si, la mia famiglia si occupa dello stabilimento balneare - il Versiliana Beach ndr - mentre il sottoscritto gestisce un'attività immobiliare. Cosa ne sarà dello stabile che ospitava il negozio? Non ne ho idea: mi creda, non mi sono ancora interessato della cosa. Deciderà il Comune. Di certo oggi si chiude un capitolo importante della nostra vita». Un capitolo che, nel suo piccolo, ha fatto la storia di un paesone oggi in contraddizione fra "cenatown" e città d'arte.
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