Sicurezza
Un paese mobilitato per l'addio al "suo" Leonello
Luca Cinotti
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LASTRA MORTALE. I blocchi di marmo che hanno travolto e ucciso lartigiano 2 MINUTI DI LETTURA
SERAVEZZA. La piccola sala della pubblica assistenza di Basati non riesce nemmeno lontanamente a contenere le centinaia di persone arrivate a dare l'ultimo salito a Leonello Amadei, l'artigiano del marmo vittima del fatale incidente sul lavoro alla Pav di Vallecchia. E allora la folla si riversa sulla strada per Minazzana e, più in su, sul poggio erboso davanti alla sede dell'associazione. Un modo della piccola frazione della collina per salutare un uomo che - come è stato detto - «pur vivendo e lavorando "al piano" non aveva dimenticato le sue origini e, anzi, si dava da fare per il suo paese». Tutta la comunità, insomma, si è stretto intorno alla moglie di Leonello, Angela, e ai due figli Alessandro e Marco. Una cerimonia non religiosa, come avrebbe voluto Leonello. Che però, da laico, «era il primo a tirar fuori ceri e crocifissi per le feste del paese». Più o meno alla stessa ora, una decina di chilometri più a valle, nella sede Fillea di Seravezza il sindacato si stava interrogando sull'ennesimo morto, l'ennesima persona che si trova a perdere la vita sul luogo di lavoro. Duro il segretario versiliese Leonardo Quadrelli, che punta il dito sulle condizioni di lavoro nella miriade di piccole imprese del marmo: «Il problema essenziale è quello dello spazio per eseguire certe manovre, che in certi capannoni manca del tutto. E che invece potrebbe veramente salvare la vita». Quadrelli ha chiesto all'Asl di condurre una "campagna a tappeto" per «verificare quali aziende siano a rischio». Un passo che dovrebbe essere preliminare ad azioni mirate: «Chi ha problemi di spazio, e quindi di sicurezza - spiega Quadrelli - dovrebbe rilocalizzarsi in zone come le Ciocche a Querceta o il Portone a Pietrasanta». Una proposta che si scontra con i costi che le aziende dovrebbero sostenere per lo spostamento. «A questo proposito individuo due possibili vie - risponde Quadrelli -. La prima è, dove possibile, di dare alle aziende la possibilità di costruire al posto dei capannoni, per poi rivendere e utilizzare i ricavi per lo spostamento della ditta. La seconda è che i comuni trovino finanziamenti per acquistare le aree dai privati (che chiedono prezzi esosi) e poi affittarle alle aziende». Si tratta, in entrambi i casi, di strade difficili e lunghe da perseguire. Soluzioni che potrebbero garantire un po' di sicurezza a chi lavora nel marmo, ma certamente non potrebbero restituire ai suoi affetti Leonello. Che, dopo la cerimonia, è stato sepolto nel cimitero di Basati. E magari, ora, starà suonando le felci, come gli piaceva fare da bambini fra gli altissimi alberi della "selva grande".
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