Il Tirreno

Versilia

Pallanuotista a giudizio per lo scontro mortale sul viadotto della Bretella

Luca Cinotti
<strong>IRRICONOSCIBILE.</strong> La Fiat Bravo sulla quale viaggiava Gizzi completamente distrutta dopo l’urto con il pulmino della Rari Nantes Florentia guidato da Federico Pagani
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IRRICONOSCIBILE. La Fiat Bravo sulla quale viaggiava Gizzi completamente distrutta dopo l’urto con il pulmino della Rari Nantes Florentia guidato da Federico Pagani

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MASSAROSA. Oggi Federico Pagani è un affermato giocatore di pallanuoto in una delle società più prestigiose delle serie A, la Rari Nantes Florentia. Nel gennaio di tre anni fa era una "promessa", trovatosi a guidare un pulmino per riportare i suoi compagni di squadra a Firenze dopo un allenamento a Savona: durante il viaggio lo scontro violentissimo sulla Bretella, che causò la morte del napoletano 33enne Ambrogio Gizzi. Oggi, per quell'incidente, Pagani deve rispondere di omicidio colposo di fronte al giudice monocratico Nidia Genovese.  La dinamica dell'incidente è stata ripercorsa ieri in aula, grazie alla deposizione dell'ingegnere Andrea Del Cesta, consulente della parte civile: si sono costituiti, tutelati dall'avvocato Riccardo Carloni, la moglie di Gizzi, Agnese Vitali e il padre dell'uomo, Paolo.

La vittima ha anche un figlio di 11 anni.  Secondo quanto sostenuto da Del Cesta, il Ducato guidato da Pagani (che a bordo portava otto fra giocatori della prima squadra e delle giovanili) tamponò con forza la Fiat Bravo sulla quale si trovava Gizzi. La vettura era ferma per un guasto, intorno alle 22, sul viadotto di Montramito. Gizzi era sceso insieme all'amico che viaggiava con lui, Giuseppe Rifici: stavano tornando da una trasferta in Piemonte per impiantare una società che vendesse i prodotti tipici della Campania. Secondo la ricostruzione, Gizzi si sarebbe trovato davanti all'auto, intento a guardare nel vano motore. Il furgone - ha riferito Del Cesta - non avrebbe neanche provato a frenare: «La mia impressione - ha spiegato il tecnico - è che volesse provare a schivarlo». Una manovra non riuscita. Anche, forse, a causa della velocità. Dai calcoli del consulente, infatti, il Ducato viaggiava fra i 120 e i 130 chilometri orari. Sopra, dunque, il limite di 110 che vige in Bretella. E ancor più sopra del limite di 100 chilometri orari che Pagani avrebbe dovuto rispettare come neopatentato. Fatto sta che il tamponamento fu violentissimo: l'auto venne sbalzata avanti di 30 metri e Gizzi, travolto, cadde dal viadotto: ricoverato in gravissime condizioni, sarebbe morto tre giorni più tardi al "Versilia". Il pulmino, invece, si rovesciò terminando la sua corsa 60 metri più in la con il ferimento, fortunatamente non serio, di alcuni degli occupanti. Il giudice ha rinviato il dibattimento al 14 dicembre.

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di Redazione web