Sicurezza
Ex Barsanti, vince la Elleyacht
D.F.
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Lex cantiere Barsanti L'ufficio attività portuali revocò la concessione
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VIAREGGIO. Una raffica di concessioni demaniali sospese, nella Darsena della grande nautica. I provvedimenti dell'ufficio attività portuali sono tutti compresi tra gennaio e febbraio dello scorso anno, quando il dirigente era ancora Giovanni Naldi. Oggi arrivano le prime sentenze del Tribunale amministrativo regionale. La prima, datata 4 ottobre, è quella relativa al ricorso presentato dalla "Elleyacht", rappresentata e difesa dagli avvocati Marialuisa Zanobini e Damiano Vaudo, contro il Comune (avvocati Corrado Buccheri e Maria Lidia Iascone). La società di Scylla Larocca e C. ha avuto ragione ed il Comune è stato condannato a rifondere le spese di giudizio: il provvedimento di decadenza della concessione demaniale marittima relativa al complesso cantieristico "ex Cantiere Barsanti" non è legittimo. Al Comune e ai suoi uffici, i titolari della concessione contestavano la «violazione e falsa applicazione dell'articolo 47 del codice della navigazione ed eccesso di potere per travisamento fatti e carenza dei presupposti. Ma anche sviamento, carenza di motivazione e difetto di istruttoria, violazione del giusto procedimento». Nel dare ragione alla "Elleyacht", il Tar ha negato il risarcimento del danno chiesto dall'azienda, poiché l'efficacia dei provvedimenti del Comune era stata sospesa «con l'ordinanza cautelare numero 328 del 24 aprile 2009». Altre due sentenze, con la stessa data, sono quelle emesse dal Tar in merito ai ricorsi, distinti, presentati da "Supply Service" (avvocati Niccolò Pecchioli e Roberto Righi) e "Azimut Benetti" (avvocato Francesco Frati) contro il Comune ed il cantiere navale Fratelli Bertolucci e la "J Service" (il solo ricorso della Supply Service è contro entrambi i soggetti privati). La storia è quella del contenzioso per la concessione di un'area di 163,31 metri quadrati situata in via Paolo Savi 385. Nel luglio 2008 la "Supply Service" presentò domanda di concessione e gli uffici comunali ne disposero la pubblicazione all'albo, come da legge, per richiamare altri eventuali interessati. Azimut si fece avanti ma la sua domanda fu respinta. Così come quella della "Supply". L'allora dirigente Naldi ritenne che gli usi indicati nella richiesta (casa di guardianaggio) non fossero compatibili con il Piano regolatore portuale nel frattempo approvato. Così, nel suo ricorso, la "Supply Service" chiedeva anche l'annullamento dello stesso Piano. Il Tar ha respinto entrambi i ricorsi, dando ragione al Comune e condannando le imprese al pagamento delle spese di giudizio. Contro l'opposizione in giudizio delle aziende navali si erano costituiti, oltre al Comune, anche la Regione ed il ministero delle infrastrutture e l'Agenzia del demanio.
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