Il dolore
La tragica fine del notaio Polacci
Luca Cinotti
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TESTIMONE DI UNA CITTÀ. Sopra, Polacci riceve una targa dalla Mutuo soccorso. A destra, stila il verbale della scopa da primato Forte dei Marmi sconvolta per la morte del professionista
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FORTE. Per tutti, a Forte, Antonio Polacci era semplicemente "il notaio": dal suo ufficio di piazzetta Tonini sono passate decine di atti nei quali è riassunta la vita del paese, dalla cessione del Fortino dalle poste al Comune al più "frivolo" tentativo di entrare nel Guinness dei Primati con la scopa della Befana più lunga del mondo. Una vita vissuta fra i suoi concittadini e per i suoi concittadini, che si è interrotta tragicamente ieri mattina: Polacci si è tolto la vita, all'età di 61 anni, impiccandosi a un albero nel giardino della sua villa in via Vico. A scoprire la tragedia è stata la moglie, che Polacci aveva sposato in seconde nozze e che lavora come segretaria nel suo studio in centro. Il notaio, infatti, non si era presentato al lavoro di buon'ora, come era solito fare. Allarmata, la donna si è precipitata all'abitazione, dove ha rinvenuto il corpo. Dopo pochi minuti sono intervenuti i volontari della Croce Bianca di Querceta, ma il medico a bordo dell'ambulanza ha potuto solo constatare il decesso. La notizia si è sparsa nel giro di poche ore a Forte dei Marmi e in tutta la Versilia. Gli agenti del commissariato di polizia di Forte non hanno trovato alcun messaggio scritto da Polacci, che lascia anche tre figlie (due maschi e una femmina) avuti dalla prima moglie. L'angoscia di amici e conoscenti si è accompagnata da subito allo stupore per questo gesto: sembrano da escludere, infatti, motivazioni legate allo stato economico o a quello di salute. Forse, si sussurra, il gesto può avere le sue radici in problemi familiari, ma quello che è certo è che arrivato su Forte come un fulmine a ciel sereno. La famiglia di Polacci è una delle più note della cittadina. I suoi genitori, infatti, hanno costruito un vero e proprio impero alberghiero, acquisendo la proprietà dell'Atlantico, dell'Areion e dell'Astor Victoria. Lui, invece, gran studioso, dopo la laurea in giurisprudenza e un primo periodo come impiegato di banca aveva deciso di darsi alla carriera notarile, svolgendo il praticantato nello studio di Castagni. Insieme al lavoro, la sua grande passione era lo sport. In tanti lo ricordano a correre sul lungomare o a calcare le strade delle nostre montagne in sella alla sua bicicletta. E il fisico, asciutto e tonico, stava a dimostrarlo. Polacci aveva avuto anche un passato da discreto calciatore e, a un certo punto, era passato al di là della barricata, andando a ricoprire la carica di presidente della squadra del Forte dei Marmi. Un modo, anche questo, per mettersi al servizio della collettività. Come quando aveva elaborato il documento che, finalmente, aveva sancito il passaggio del Fortino di Leopoldo nel patrimonio del Comune. O come quando aveva seguito le pratiche per la nuova sede della Società di mutuo soccorso, che l'aveva insignito della carica di socio onorario. Il suo impegno pubblico si era concretizzato anche nella candidatura a consigliere comunale nel 2007, per il centrodestra che sosteneva Ermindo Tucci. Un'avventura che gli aveva portato qualche decina di voti pur in assenza di una qualsiasi campagna elettorale. Ma Polacci non era uomo di parte: e lo dimostreranno i tanti che parteciperanno ai suoi funerali previsti per domani (l'ora non è ancora stabilita) nella chiesa di Sant'Ermete.
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