Sicurezza
Futuro e libertà, giallo in Versilia
Matteo Tuccini
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NUOVO PARTITO. Sopra, Italo Bocchino, uno dei fedelissimi del presidente della Camera Fini A destra, Gigi Sugliano ai tempi della Mover Gigi Sugliano (Nuova Dc) anticipa Fini e deposita il nome del partito
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VIAREGGIO. Un siluro a Gianfranco Fini partito dalla Versilia, o niente più di una boutade? Si colora di giallo la storia del nome e del marchio di Futuro e libertà per l'Italia, il nuovo gruppo parlamentare formato dai fedelissimi del presidente della Camera. Libero ha pubblicato la notizia che due dirigenti della Nuova Dc di Giuseppe Pizza hanno depositato (per chiederne la registrazione) nome e marchio del partito finiano. Si tratta di due versiliesi: Ginetto "Gigi" Sugliano, ex leader della lista Mia città libera ed ex presidente della Mover, che ha dovuto lasciare a suo tempo per "comportamento antisindacale", e Simonetta Marchetto, esponente della lista Donne al governo alle ultime elezioni amministrative a Pietrasanta. Rischio contenzioso? Una mossa del genere - secondo il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro - potrebbe aprire la strada a un contenzioso con i finiani per la paternità del nome del futuro partito. Roba che, si sa, significa andare per tribunali e sborsare un bel po' di euro. E i tanti avversari di Fini - compresi i media di proprietà dell'ex amico Silvio Berlusconi - gongolano, alla sola prospettiva. Sul caso, però, ci sono molte ombre. A partire dal fatto che lo stesso Pizza - che pure è esperto di marchi, vista la sua lunga battaglia legale per il possesso dello scudocrociato democristiano - sembra disconoscere quanto fatto dai suoi dirigenti, dichiarandosi non al corrente della cosa e bollandola come "folklore". «Siamo tranquilli». Contattato dal Tirreno, Sugliano non commenta, limitandosi ad annunciare che dirà la sua a giorni con un comunicato stampa. Da fonti vicinissime al presidente della Camera, invece, si ostenta sicurezza. Per almeno un paio di motivi. Il primo è che il marchio di Fli non esiste ancora. Ci stanno lavorando fior di esperti, si dice, e tutte le ipotesi in campo sono segretissime (anche per evitare "sorprese" dai vecchi colleghi del Pdl). Questo fa sì che il marchio registrato da Sugliano, qualsiasi esso sia, potrebbe essere semplicemente snobbato. «Tanto avremo il nostro», dicono i finiani. L'altro aspetto riguarda il nome. La richiesta di registrazione avanzata da Sugliano all'Ufficio brevetti del Ministero parla di "Futuro e libertà per l'Italia", quindi lo stesso titolo del movimento, e partito prossimo venturo, che si riconosce nella vecchia Alleanza nazionale. Ma nessuno può impedire a un gruppo parlamentare di chiamarsi come vuole. E a rassicurare la truppa su quest'aspetto non è stato un nome qualunque, ma il nuovo colonnello di Fini: Italo Bocchino. Che bontà sua è laureato in giurisprudenza. Niente trattativa. Bocchino, consigliatosi anche con un ufficio legale, avrebbe detto no alla possibilità di acquistare nome e marchio per risolvere anticipatamente la possibile controversia. E avrebbe aggiunto, nelle segrete stanze, che con quella registrazione la Nuova Dc «può farci la minestra». Anche perché, se si va a votare, l'ostacolo è facilmente raggirabile: basta piazzare un "Lista Fini" davanti al nome del partito, e il caso è chiuso. Insomma: se è un siluro o un confetto lo si saprà solo nei prossimi giorni.
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