Il Tirreno

Versilia

Strage, l'Europa contro Viareggio

Donatella Francesconi
La notte del 29 giugno 2009: lungo i binari tutto brucia
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La notte del 29 giugno 2009: lungo i binari tutto brucia

Troppo severe le misure prese dall'Italia dopo il disastro

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 VIAREGGIO. «I provvedimenti decisi dopo Viareggio (il disastro ferroviario del 2009, ndr) sembrano assunti sull'onda emotiva del momento». Scritto nero su bianco, nello speciale che la rivista "Ship2shore" ha dedicato al tema "Il dopo Viareggio e la crisi del traffico merci su ferrovia».  I provvedimenti cui fa riferimento la rivista di settore, edita a Genova, sono quelli decisi dall'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, diretta da Alberto Chiovelli, e sostenuti dal Governo italiano attraverso il ministro Altero Matteoli. L'«onda emotiva» avrebbe portato provvedimenti privi di «una valutazione adeguata dell'indiretto effetto opposto sull'oggetto degli stessi (vale a dire un aumento complessivo invece di una riduzione dei rischi connessi al trasporto non solo ferroviario di merci pericolose)» e presi senza il necessario coinvolgimento consultivo degli svariati soggetti interessati e senza considerare l'importanza di armonizzarsi a normative e usi europei, in una materia che per sua natura non può non esser regolata a livello continentale».  La rivista sposa quanto già contestato all'Agenzia diretta da Chiovelli dalle aziende europee del trasporto ferroviario.  Secondo il giudizio di diversi operatori - si legge nello speciale - «il disastro ferroviario verificatosi a Viareggio ha gettato una luce oltremodo negativa sul trasporto su rotaia di merci pericolose e in particolare di gas». Ed ancora: «È evidente che un incidente come quello di Viareggio ha innescato una perniciosa spirale di paura, per la quale però esistono soluzioni».  Non quelle individuate, però - sembra di capire - dall'Agenzia nazionale per la sicurezza. Che continua a mietere successi fermando al confine con l'Italia le cisterne che perdono liquidi pericolosi. Un provvedimento che non è piaciuto alle lobbies del trasporto via ferrovia. Tanto che, informa Libor Lochman, vicedirettore del Community of European Railway and Infrastructure Companies (la maggiore associazione lobbistica europea, il cui presidente è Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato) conferma alla rivista che «la Commissione europea sta investigando sulle misure imposte da Ansf dopo l'incidente di Viareggio, per verificare che collimino con quanto previsto dalla legislazione europea e dagli sforzi di armonizzazione portati avanti da Era». È la stessa commissione che ha ascoltato a Bruxelles il grido di Valentina Menichetti, sorella di Emanuela, morta bruciata a soli 21 anni. Un anno dopo appena la considerazione è che «i nuovi provvedimenti italiani sembrano più severi e rigidi di quelli studiati da Era». Ad avere il dente avvelenato con l'Italia sono soprattutto le imprese francesi. E proprio dalla Francia arrivano la maggior parte delle cisterne che sversano.

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