Il Tirreno

Versilia

Emanuele Romani, da Miami al Balena

D.F.
Emanuele Romani, da Miami al Balena

Ha lavorato nei ristoranti di De Niro e sogna la zuppa della nonna

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Dal Molo a Miami. E ritorno. È la storia di Emanuele Romani, che dall'estate appena finita è il supervisore del ristorante dello stabilimento balneare e centro fitness "Balena".  Un diploma al nautico "Artiglio", poi l'aereo per gli agognati "Usa": «Frequentavo il college a Santa Monica, ma lavoravo anche in un negozio di antiquariato e facevo il cameriere». Non in un posto qualunque, però. Visto che il proprietario del locale era... Robert De Niro.  Emanuele studia, poi torna in Italia per un anno e conosce, a Montecarlo, la moglie dalla quale oggi ha avuto due splendidi bambini: «Lei è americana e con lei sono tornato negli Stati Uniti. Una volta rientrato sono stato chiamato per l'apertura del ristorante di De Niro in Florida». Era il 2001 e Romani assume la direzione del locale "Ago" di Miami, occupandosi anche «di tutti gli acquisti dei vini».  Alle spalle del giovane viareggino c'è «l'esperienza che ho potuto fare al fianco di Sandro Sciandri, figlio del grande Agostino. Un'esperienza che mi porto dentro, giorno dopo giorno, nel mio lavoro oggi».  Da Viareggio a Miami: è il viaggio, all'inverso, del patron del "Balena", Vincenzo Lardinelli che in Florida conosce Romani: «Qui - racconta Emanuele - dirigo tutto quello che è ristorante». La scelta è stata quella di «puntare sulle ricette viareggine». Con un rapporto locale-cliente cui Romani tiene molto: «Il cliente può telefonarmi e ordinare il pesce che desidera. Mi sono fatto un bel giro di fornitori e ci tengo a scegliere personalmente il pesce, all'alba, direttamente dai nostri pescatori».  Perché in banchina, Emanuele Romani è a "casa": «Mio nonno Michele è affondato nel 1978 a bordo del suo peschereccio. La nostra è stata una delle prime famiglie trabaccolare a Viareggio». Il nonno materno, invece, era Dario Guglielmi: «Chef storico di Tito del Molo negli anni sessanta».  Inutile chiedere a Romani il suo piatto preferito: «La zuppetta alla trabaccolara come la faceva mia nonna...». Ma se proprio deve rinunciare ai sapori d'infanzia, «allora un bel risotto. A me piace prepararli espressi, come una volta. Oggi si sfuma tutto col "vinaccio" bianco...Ma vuoi mettere il fumé?».  Invece, «il pesce locale si sta svalutando. Ed è assurdo, perché la materia prima di cui disponiamo è incredibile. Per questo dobbiamo credere nel prodotto locale e sfruttare bene le nostre risorse». Per dimostrare - questa la sfida - «che a Viareggio si mangia come a Forte dei Marmi». Invece di pensare che nella tua città è meglio non toccare piatto, tanto «c'è il solito viareggino che tenta di "fregarti"».  L'idea della "coppia" Lardinelli-Romani è ambiziosa: un posto dove si possa mangiare anche tardi, dove si vada per una festa magari a tema, creare «un posto dove anche il viareggino sia orgoglioso di andare, anche per il suo dopocena organizzato con proposte ad hoc, superando così lo spirito autodistruttivo che è un po' proprio di questa città».  Un progetto - continua Romani - «un cui credo tanto. Così alla fine dell'estate ho deciso di restare, con moglie e figli, nella casa in Darsena. Quello che Lardinelli ha creato è un progetto grande. Il suo stabilimento, aperto tutto l'anno, è l'unico posto di questa città in cui mi sento come a Miami».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web