Sicurezza
Denunciano la banca dopo la rapina
Luca Cinotti
Prima il danno, poi la beffa: cassette svaligiate, risarcimento esiguo
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VIAREGGIO. Il danno e la beffa: lo svuotamento della propria cassetta di sicurezza prima e la lite con la banca per ottenere il rimborso poi. Una vicenda che ha come protagonisti due viareggini, che hanno visto i propri oggetti di valore (non solo economico, ma anche affettivo), dileguarsi in mano ai rapinatori che, il 10 agosto dello scorso anno, misero a segno un colpo spettacolare alla filiale di banca Intesa all'angolo fra via Foscolo e via Garibaldi. Quando tre malviventi, approfittando del fine settimana, sfondarono la parete divisoria fra la banca e il palazzo accanto, per poi entrare il lunedì nella banca e fare razzia di contante e - soprattutto - del contenuto delle cassette di sicurezza.
Fra i possessori di quest'ultimo ci sono due viareggini che, alleggeriti di oggetti per qualche decina di migliaia di euro (fra orologi, gioielli, monete d'oro), hanno fatto richiesta alla banca per ottenere il risarcimento di quanto andato perso. E - soprattutto in uno dei due casi - la documentazione allegata alla domanda era cospicua e dettagliata: un inventario di tutti gli oggetti, con tanto di fotografie e calcolo del valore. Il problema è arrivato quando il signore ha ricevuto la risposta di Banca Intesa. Che si è guardata bene del rifondere il valore richiesto. Ma anzi, ha stabilito come valore limite del risarcimento 5mila euro. Vale a dire circa un decimo della stima effettuata dal malcapitato cliente. La linea di condotta della banca è assai semplice. Ha fatto sapere al cliente, infatti, che fra le clausole del contratto per la cassetta di sicurezza, c'è anche quella che stabilisce un tetto al possibile risarcimento. I due utenti non si sono dati per vinti e hanno deciso, quindi, di rivolgersi all'Adusbef, l'associazione che tutela i clienti di banche e assicurazioni. I legali di quest'ultima hanno, dunque, inviato una raccomandata alla Banca. Che ha risposto con una comunicazione che rasenta, in qualche punto, il grottesco. «Siamo rammaricati per il danno subito dal cliente - si legge nella lettera - peraltro dovuto a un evento esterno che ha visto coinvolta la filiale in un allagamento del caveau, danno purtroppo non ascritto a un comportamento personale, ma da agenti estemporanei a volte non prevedibili e governabili anticipatamente». Insomma, lucciole per lanterne. O - assai più probabilmente - un'infelice operazione di "copia e incolla".
Comunque sia, il succo della lettera dell'istituto di credito è semplice: non diamo più di 5mila euro. A questo punto ai "cassettisti" non è rimasto che dare il mandato ai legali per un'azione che passi dalle aule dei tribunali. E il team legale di Adusbef è convinto di avere buone frecce al proprio arco. Che sarebbero poi, alcune sentenze di tribunali, corti d'appello e Cassazione per casi analoghi avvenuti su e giù per lo stivale. Sentenze che mettono in luce un paio di elementi. Innanzitutto, la rapina (ma anche il semplice furto) che avviene ai danni delle cassette di sicurezza in una banca costituiscono un "vulnus" alla diligenza che l'istituto deve avere nella custodia dei beni che gli sono affidati. Un assunto che vale anche in presenza di tecnologie antifurto avanzate (cosa che, spiegano dall'Adusbef, non era il caso della stanza che conteneva le cassette di sicurezza nella filiale viareggina). E, in secondo luogo, la giurisprudenza ha messo in luce l'irregolarità del "limite" al risarcimento da dare al cliente in casi come quello dell'agosto 2009 a Viareggio. Ora la battaglia si sposterà, dunque, nelle aule dei tribunali.
Fra i possessori di quest'ultimo ci sono due viareggini che, alleggeriti di oggetti per qualche decina di migliaia di euro (fra orologi, gioielli, monete d'oro), hanno fatto richiesta alla banca per ottenere il risarcimento di quanto andato perso. E - soprattutto in uno dei due casi - la documentazione allegata alla domanda era cospicua e dettagliata: un inventario di tutti gli oggetti, con tanto di fotografie e calcolo del valore. Il problema è arrivato quando il signore ha ricevuto la risposta di Banca Intesa. Che si è guardata bene del rifondere il valore richiesto. Ma anzi, ha stabilito come valore limite del risarcimento 5mila euro. Vale a dire circa un decimo della stima effettuata dal malcapitato cliente. La linea di condotta della banca è assai semplice. Ha fatto sapere al cliente, infatti, che fra le clausole del contratto per la cassetta di sicurezza, c'è anche quella che stabilisce un tetto al possibile risarcimento. I due utenti non si sono dati per vinti e hanno deciso, quindi, di rivolgersi all'Adusbef, l'associazione che tutela i clienti di banche e assicurazioni. I legali di quest'ultima hanno, dunque, inviato una raccomandata alla Banca. Che ha risposto con una comunicazione che rasenta, in qualche punto, il grottesco. «Siamo rammaricati per il danno subito dal cliente - si legge nella lettera - peraltro dovuto a un evento esterno che ha visto coinvolta la filiale in un allagamento del caveau, danno purtroppo non ascritto a un comportamento personale, ma da agenti estemporanei a volte non prevedibili e governabili anticipatamente». Insomma, lucciole per lanterne. O - assai più probabilmente - un'infelice operazione di "copia e incolla".
Comunque sia, il succo della lettera dell'istituto di credito è semplice: non diamo più di 5mila euro. A questo punto ai "cassettisti" non è rimasto che dare il mandato ai legali per un'azione che passi dalle aule dei tribunali. E il team legale di Adusbef è convinto di avere buone frecce al proprio arco. Che sarebbero poi, alcune sentenze di tribunali, corti d'appello e Cassazione per casi analoghi avvenuti su e giù per lo stivale. Sentenze che mettono in luce un paio di elementi. Innanzitutto, la rapina (ma anche il semplice furto) che avviene ai danni delle cassette di sicurezza in una banca costituiscono un "vulnus" alla diligenza che l'istituto deve avere nella custodia dei beni che gli sono affidati. Un assunto che vale anche in presenza di tecnologie antifurto avanzate (cosa che, spiegano dall'Adusbef, non era il caso della stanza che conteneva le cassette di sicurezza nella filiale viareggina). E, in secondo luogo, la giurisprudenza ha messo in luce l'irregolarità del "limite" al risarcimento da dare al cliente in casi come quello dell'agosto 2009 a Viareggio. Ora la battaglia si sposterà, dunque, nelle aule dei tribunali.
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