Sicurezza
Cervello in fuga. Il celebre chirurgo si è raccontato al Principe
Macchiarini riabbraccia la città «Ma l'Italia non fa per me»
Martina Ambrogi
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VIAREGGIO. Alla domanda se si senta viareggino lui risponde con un secco «Delafia» che lascia spazio a ben pochi dubbi. In un gremito Principe di Piemonte il professor Paolo Macchiarini, chirurgo di fama mondiale, ha riabbracciato la sua città che gli ha fatto sentire tutto il suo affetto nell'incontro organizzato dall'associazione Versilia Nostra. Un'intervista a 360 gradi - nonostante il silenzio stampa che va avanti dal 3 agosto - in cui il "cervello in fuga", unico al mondo ad aver trapiantato un organo ostico come la trachea si è raccontato, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Nato in Svizzera. Classe 1958, nato a Basilea ma versiliese di adozione (il padre era di Marina di Pietrasanta e a Viareggio vivono la moglie e le figlie) si è laureato a Pisa ma come racconta «dopo poco mi sono reso conto che lì non potevo imparare quello che desideravo». E allora la partenza, i tanti sacrifici e i primi grandi successi che lo hanno portato alla ribalta della cronaca sanitaria mondiale. Ha la docenza a Hannover, Londra e Barcellona, è consulente di diverse università americane. Un curriculum a cinque stelle ma, nonostante questo nessun incarico arriva dall'università di Firenze malgrado il sostegno del presidente della Regione, Enrico Rossi, che nel 2008 gli chiese personalmente la disponibilità a tornare dalla Spagna per restituire alla Toscana un "cervello in fuga" e creare un centro di eccellenza mondiale di chirurgia toracica. Il ritorno. «Il rientro - spiega Macchiarini - è stato traumatico, a dir poco indecente. Nonostante l'appoggio del presidente Rossi che ha messo a disposizione fondi non ho trovato quello che mi aspettavo: risorse adeguate per continuare nella ricerca insieme a giovani talenti. Se tornassi indietro non rientrerei in Italia. Senza ricerca è inutile restare». Nonostante il contratto di collaborazione con l'ospedale di Careggi le intenzioni sono quelle di ripartire. «Negli altri paesi - afferma - la situazione è diversa. I giovani talenti che rappresentano il nostro futuro vengono coltivati, si sentono motivati e la strada per la promozione è molto più veloce. C'è una mentalità aperta nel mondo universitario e lo Stato stesso si adopera per finanziare l'istruzione che è la base di tutto». In Italia sembrerebbe non essere così. «Il nostro paese è più chiuso. Ci sono gelosie, egoismi e gente che ti gufa alle spalle». L'intervento. Le soddisfazioni, al di là degli ostacoli incontrati nel percorso, però ci sono. Proprio venerdì il professor Macchiarini ha eseguito il primo trapianto al mondo di un bronco - la parte che collega la trachea al polmone - su una ragazza di 19 anni. «I miei unici giudici - racconta - sono i miei pazienti. Tutte le volte che riesco ad aiutare qualcuno dando il massimo assolvo in maniera completa il mio compito e non posso chiedere altro. Il sorriso di chi sono riuscito a far star meglio o dei loro parenti è la spinta che mi permette di andare avanti e di migliorarmi sempre di più».
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