Sicurezza
Lo sostiene Ratti, responsabile dello sport nella giunta di Viareggio
Ma la Provincia ci deve delle scuse
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Lassessore allo sport Mario Ratti 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Sul rimpallo di responsabilità, che traspare dalle parole, pubblicate dalla stampa, dell'assessore provinciale allo Sport, Valentina Cesaretti, interviene anche Mario Ratti, assessore allo sport del Comune di Viareggio. «Il Sindaco Lunardini - dichiara Ratti - aveva espresso il suo malcontento e molta amarezza nel constatare che Viareggio e la Versilia, a suo tempo e già dal 2008 con la precedente amministrazione e nella precedente edizione, candidate a organizzare i Mondiali di ciclismo su strada del 2013, erano state trascurate nella scelta dei territori e delle località, che affiancheranno Firenze nel dar vita alla gara iridata. Mi sono a lungo confrontato con il presidente della Commissione Sport, il consigliere Aldo Paoli, appassionato promotore della disciplina sportiva, di cui si tratta. Volevo essere confortato anche dal parere di Paoli». Ratti non crede che «il fatto che Viareggio e la Versilia siano fuori dal novero delle città protagoniste dell'evento, sia dovuto, come vuol far intendere la Cesaretti, a mancanza di attenzione del Comune di Viareggio e degli altri 6 Comuni della Versilia» e sostiene che «è duro accettare che un'area di alto interesse turistico e sportivo, come la nostra, rimanga al margine della scena di una manifestazione dalle indubbie ricadute positive sull'immagine e sull'economia». Pare piuttosto, per Ratti, «che l'assessora provinciale faccia affermazioni da campagna elettorale, in una materia, lo sport, che in campagna elettorale non può e non deve essere messa in discussione: è elementare comprendere che la politica dello sport non ha colore, ma ha ideali e linee che difficilmente non sono trasversalmente condivise. Non a caso, se si parla di Versilia». E per Ratti la Versilia, e Viareggio capofila, si attendono scuse dalla Provincia, «l'ente che, con la Regione, avrebbe dovuto curare e tutelare gli interessi dei propri territori di pregio, non lasciando che il business turistico-sportivo e la promozione mediatica che il Mondiale indurrà ricadano solo di rinterzo su luoghi che, per tradizione, passione, collocazione, vivono e seguono il ciclismo con interesse, attenzione e una riconosciuta professionalità».
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