In tribunale. La vittima era a sua volta accusata di lesioni, ma se lè cavata grazie alla legittima difesa
Botte all'amante della moglie: condannato
Luca Cinotti
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DUELLO IN MEZZO AL PORTO. A destra gli ormeggi della Madonnina nel porto di Viareggio Sopra, il tribunale L'uomo aveva sorpreso i due su una barca ormeggiata alla Madonnina
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VIAREGGIO. La gelosia può costare caro. Nel caso, 5 mesi di reclusione, oltre a una provvisionale di 500 euro nei confronti della parte civile. A essere condannato un viareggino che aveva sorpreso sua moglie (separata) su una barca in compagnia del proprietario di quest'ultima. Un'improvvisata finita con una colluttazione. È stato invece assolto dal giudice monocratico Gerardo Boragine il proprietario della barca a vela, un noto commerciante di Viareggio dall'accusa di lesioni, grazie alla legittima difesa. I due protagonisti, infatti, si erano querelati a vicenda, e a vicenda si erano costituiti parte civile. La storia, scoppiata nel giugno 2007, aveva fatto il giro delle banchine in Darsena. L'uomo oggi condannato aveva visto per caso la donna, una 35enne originaria dell'Est Europa dalla quale era separato, attraversava la passerella sul Burlamacca diretta alla barca a vela dell'imprenditore, ormeggiata alla Madonnina. Lì, infatti, i due amanti "clandestini" avevano organizzato il loro pomeriggio di passione. Ma non avevano fatto i conti con il classico terzo incomodo. Che, all'improvviso, si era materializzato in cabina. Cominciando - secondo l'accusa - ad aggredire selvaggiamente il commerciante il quale aveva poi risposto. Risultato: per separare i duellanti erano dovuti intervenire gli uomini della Capitaneria di Porto prima e la polizia poi. Nei giorni successivi le querele dei due si erano "incrociate". Il marito tradito era stato accusato prima (e imputato poi) di violenza privata, minacce, lesioni e violazione di domicilio (per l'irruzione sulla barca). Il "traditore", invece, si era beccato l'accusa di lesioni. L'avvocato Paolo Vanni, che difendeva l'imprenditore ha sostenuto che il suo assistito aveva agito per "legittima difesa". Sostenendo che l'irruzione del marito, peraltro, configurava il reato di violazioni di domicilio, visto che oltretutto sarebbero risultate forzate le serrature delle porte che conducono all'interno. L'avvocato del marito, Eros Baldini, ha invece sostenuto che la prova definitiva della responsabilità del suo assistito non era stata provata.
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