Il Tirreno

Versilia

Polo nautico, in 350 rischiano il posto

Donatella Francesconi
Cantieri, barche e lavoratori del Polo Nautico
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Cantieri, barche e lavoratori del Polo Nautico

Il Consorzio: in liquidazione a gennaio 2011. Lo scontro sullo spezzatino di concessioni

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 VIAREGGIO. La notizia scuote la Darsena: Polo Nautico, il consorzio nato dalle ceneri della Sec, ha deliberato la messa in liquidazione dal gennaio 2010, la revoca di tutti gli accordi sindacali sottoscritti, la revoca di tutti i distacchi del personale alle aziende socie. Decisione presa all'unanimità, nell'assemblea che si è tenuta mercoledì sera. Come spiega, per il Consorzio, Riccardo Cima. Una "bomba" che scoppia nella nautica viareggina tesa alla meta del Salone nautico come il giro di boa della crisi in corso.  Quella del Polo Nautico non è una vicenda complessa e contorta. Al centro dello scontro tra Consorzio, sindacati e amministrazione comunale c'è, da tempo, la richiesta di superare lo spirito stesso del consorzio, ottenendo dal Comune il frazionamento delle concessioni. Ogni azienda per sé, insomma. Se va bene marci da sola, se affonda lo faccia in proprio. Soprattutto in un momento come quello attuale dove le differenze tra le diverse aziende si fanno sentire e pesano anche sui rapporti che il Polo Nautico, dove i rapporti di forza sembrano in fase di ridefinizione, ha con le banche. Tra tira e molla, tavoli aperti e chiusi, la trattativa sembrava essersi di nuovo arenata. Così, ieri, Polo Nautico (presidente Francesco Guidetti) ha provato - come si dice - a "darci un colpo".  Il gruppo Fipa (comprensivo di Cb Navi), Viareggio Superyacht, Mediteranea, Benetti Seal Division, Sanlorenzo, Vismara, Gianetti, Fratelli Rossi: queste le aziende che compongono l'assemblea dei soci. Per un numero di lavoratori diretti compreso tra 300 e 350, cifra alla quale vanno aggiunti gli addetti dell'indotto. Per i quali lo scenario si fa cupo. Alla domanda su cosa accadrebbe se le singole aziende rifiutassero di assumere direttamente i dipendenti in distacco oggi da Polo nautico, Cima risponde senza nascondere lo scenario possibile: «Si aprirebbero le procedure di mobilità o cassaintegrazione». D'altra parte - ricorda Riccardo Cima - «il 23 luglio scorso il Consorzio ha inviato una lettera a tutti i soggetti interessati: Regione, Provincia, Prefetto, Comune, organizzazioni sindacali. La richiesta era quella di discutere la questione delle concessioni quanto prima. Le uniche risposte arrivate sono state quelle di Comune e Provincia».  All'inizio di giugno, intorno alla questione concessioni da frammentare, era scoppiato l'ennesimo caso: l'ufficio demanio (dirigente Angelo Bertolucci) aveva inviato all'Agenzia del demanio la richiesta ricevuta da Polo Nautico. Nessun passaggio politico, sindaco all'oscuro fino a quando non si è ritrovato i lavoratori in Comune davanti ai quali l'allora assessore Pierluigi Cinquini costretto ad ammettere: «Anch'io sono venuto a conoscenza dell'invio della pratica a cose già fatte».  Sul rispetto di norme ed impegni da parte di Polo nautico, in quell'occasione l'assessore Cinquini dette ragione ai lavoratori dichiarando: «Gli accordi esistenti sarebbero validi se l'azienda facesse quello che si era impegnato a fare e attualmente non ha predisposto. La situazione attuale non va bene per nessuno. Ed è necessario portare Polo nautico ad impegni cui è in grado di fare fronte. Valutando, se il caso, anche di mettere delle penali».  Questa mattina i lavoratori di Polo Nautico saranno di nuovo in Municipio. La posta in gioco è ancora più alta di tre mesi fa, quando - nella sala del consiglio comunale - lanciarono un appello accorato: «Mantenete quella struttura. Questa è la nostra richiesta in nome delle nostre famiglie. Altrimenti sappiamo già che il nostro destino è di ritrovarci tutti a casa».

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