Sicurezza
Dipendenze. Emma Viviani ha lavorato per 10 anni nella struttura, poi è stata licenziata
«Le telecamere al Sert? Un errore»
Matteo Tuccini
L'assistente sociale: la gente va accolta, non messa sotto torchio
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VIAREGGIO. Le telecamere al Sert? Un errore. Perché rappresentano un clamoroso passo indietro rispetto a quanto fatto in questi anni dagli operatori per i tossicodipendenti. A sostenerlo è Emma Viviani, per 10 anni assistente sociale in forza al servizio. «Non trovo giusto spendere 8mila euro per un impianto di videosorveglianza - dice - come se il Sert fosse un carcere. Un'impostazione del genere va contro un impegno lungo anni, in cui avevamo cercato di far sentire gli utenti stessi responsabili della struttura dove vengono curati». Parla al passato, Emma Viviani. Perché dallo scorso aprile lei - laureata in sociologia, oltre 15 anni di esperienza nel settore - non lavora più nella struttura di via della Gronda. La cooperativa Crea, sotto cui svolgeva il delicato ruolo di supporto a chi ha problemi di droga, l'ha licenziata. Ma lei non ne fa una questione personale. «I miei problemi - dice - non c'entrano con quanto sta accadendo al Sert. Io voglio lanciare un appello, non protestare contro un'ingiustizia. Che pure penso di aver subito». Tanto da aver promosso una causa in tribunale. «Stiamo perdendo delle opportunità». Il lavoro di Emma Viviani in città è iniziato nel 2000. «Provenivo dal Sert di Pietrasanta - racconta - quando arrivai in via della Gronda rimasi impressionata dallo sporco e dalla struttura, allora fatiscente, che accoglieva i tossicodipendenti. E i vandalismi non si contavano. Perciò - continua - cominciai pian piano a coinvolgere gli utenti stessi per migliorare le condizioni ambientali, soprattutto del giardino. Come facevo? Davo loro in mano una scopa». Col tempo si costruisce un gruppo, che nel 2002 prende il nome di Araba Fenice e nel 2004 viene "istituzionalizzato" dall'Asl. «Il gruppo fece una sorta di maquillage esterno della struttura e curò un'area abbandonata del quartiere Varignano, che divenne il parco La Fenice - dice Viviani - Notammo che, invitando gli utenti a curare gli spazi dove passavano buona parte del loro tempo per assumere il metadone ed essere curati, il loro atteggiamento nei confronti della terapia migliorava. Si sentivano più cittadini e meno "tossici"». Poi i corsi di pittura, falegnameria, scultura, teatro, musica. E infine, la realizzazione del progetto del nuovo edificio, con l'inaugurazione nell'agosto del 2008. Lì, secondo Emma Viviani, nascono le frizioni. «È stata realizzata una grande sala-laboratorio, che avevo chiesto fosse assegnata ai ragazzi - dice - ma la richiesta è stata respinta. Abbiamo proseguito la maggior parte del lavoro come Araba Fenice nel distretto sanitario del Terminetto, perché sembrava che in via della Gronda non fosse più possibile». Poi il licenziamento. «Sono delusa, non lo nego - afferma Viviani - e quando ho letto delle telecamere ho pensato che si sta tornando indietro. Dopo 10 anni di lavoro la vivo come una ferita».
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