Il Tirreno

Versilia

Ha vinto l’oro a Praga: «Era la prima gara...»

Fabio e il suo triciclo in cima all'Europa

L.B.
<b>TRIONFO.</b> Fabio Nari (a sinistra) esulta dopo il trionfo a Praga A destra, in sella al suo triciclo
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TRIONFO. Fabio Nari (a sinistra) esulta dopo il trionfo a Praga A destra, in sella al suo triciclo

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 PIETRASANTA. "Pedala, Fabio, pedala". Un mantra. Una preghiera. Per esorcizzare le paure. Per andare oltre il dolore fisico, quello che ti annienta, gioco lungo, non solo nei movimenti, ma anche nell'animo.  Fabio Nari, 40 anni, pietrasantino, pochi giorni fa è salito sul gradino più alto del podio europeo, a Praga, imponendosi nella categoria "tricicli", disciplina ciclistica riservata a persone diversamente abili.  «Si va in sella ad una bici del tutto particolare, supportata da tre ruote. E ce la giochiamo. Era la prima volta che partecipavo ad una competizione agonistica. E ho vinto la medaglia d'oro: incredibile».  Sorride Fabio, e poi, volge lo sguardo indietro, ad anni difficili, fatti di sentenze, rinunce, terapie, rabbia e disperazione. «Tutto è cominciato a fine 2005. Andavo in bicicletta, la mia passione da sempre, alternando salite e discese dalle parti di Capriglia. Ed è su quei tornanti che mi sono scontrato con un altro ciclista; la sua testa finì per impattare contro la mia carotide. I primi riscontri non furono particolarmente allarmanti, anzi. Ma era solo illusione, falsi segnali; 6 giorni dopo il mio organismo andò in tilt, completo. Si staccò un embolo. "Impossibile prevederlo", dissero i medici. Già. Impietosa la diagnosi successiva; emiparesi della parte sinistra. Niente più lavoro, per anni avevo fatto il barista, niente più passeggiate, niente più bicicletta. Per un anno - racconta Fabio - la mia vita fu legata alla carrozzella, usata per spostarmi, a lunghe terapie e a giornate infinite a chiedermi perché. Ma non c'è un perché. Accade, e basta. E allora la forza la devi trovare dentro te, solo dentro te. E nelle persone che ti vogliono bene; soprattutto mia moglie, i miei cari. Con un sogno ricorrente: quello di tornare in sella. A pedalare. A "solcare" le strade della Versilia. Questo pensiero, ricorrente, mi ha aiutato molto. Piano piano - continua Fabio - sia pure appoggiandomi ad un bastone, sono tornato a camminare; ma non poteva bastare. Sapevo bene qual era il mio desiderio di fondo. La molla che mi spingeva ad insistere, a non fermarmi nella fisioterapia. E così, su internet, ho contattato Fabrizio Macchi, il campione disabile e, tramite lui, un altro atleta che mi ha messo a disposizione questa sorta di triciclo. E giorno dopo giorno, metro dopo metro, ecco, ho riconquistato me stesso. La mia vita. Il resto, il tesseramento con una società di Parma, le uscite all'aria aperta, la gara vincente di Praga, i campionati di categoria italiani, in programma sabato prossimo, sono conseguenze di quella voglia di tornare a vivere».  «Io non ho messaggi, so che credo in Dio, prego e che la mia vita - spiega ancora Fabio Nari - è cambiata, in meglio, dopo un viaggio a Lourdes nel 2009. Se un messaggio di fondo c'è, in tutta questa storia, è che non bisogna mai arrendersi. Mai, in nessun modo. Perché oggi io sono una persona diversa, che vive quello che la vita gli offre. E che in nome di un vecchio amore, la bicicletta, riesce a fare cose che fino a poco tempo fa pensava impossibili. Mi sbagliavo. Ci terrei a ringraziare i meccanici Fiorenzo Aliverti e Riccardo Stovini per l'amorevole cura del mio triciclo, Graziano Lazzeri per l'amorevole cura delle mie gambe, il dietista Alessandro Bonuccelli ed il preparatore atletico Dimitri Ricci».

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