Sicurezza
Dipendente fa causa all'Asl e vince
Matteo Tuccini
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OSPEDALE. Lingresso del Versilia Spedito a fare il centralinista: «Ha subìto un demansionamento»
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VIAREGGIO. Viene spedito a fare il centralinista nonostante una qualifica di impiegato di 6º livello e una laurea in tasca. Per questo un dipendente dell'Asl Versilia fa causa all'azienda. E vince. Non solo: non ritenendosi soddisfatto del pronunciamento, impugna la sentenza. E ottiene una vittoria più larga: oltre a riconoscere il cosiddetto demansionamento, la Corte d'Appello di Firenze obbliga l'Asl a risarcire all'uomo i danni subiti sul piano morale. La vicenda, tuttavia, non finisce qui. L'Asl, infatti, ha deciso di fare ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione del tribunale fiorentino. Per questo sulla causa, che può definirsi un caso simile al mobbing, tutte e due le parti mantengono le bocche cucite. In attesa che la Suprema Corte ponga la parola fine a un contenzioso infinito. La vicenda. Protagonista della vicenda è Giorgio Maccari, originario di Carrara, dipendente con contratto a tempo indeterminato, ancora oggi in servizio. La dequalificazione professionale, a suo dire, inizia dal maggio 2000, quando viene spedito a fare il centralinista. Maccari si rivolge all'avvocato Claudio Lalli, uno dei massimi esperti del settore, e porta l'Asl di fronte al giudice del lavoro di Lucca. Che gli dà ragione in parte: il Tribunale riconosce la dequalificazione, ma non i danni subiti. A quel punto l'uomo, ritenendo non adeguato quanto espresso dal giudice di primo grado, impugna la sentenza. Si arriva così di fronte alla Corte d'Appello di Firenze. E il giudice, stavolta, riconosce un danno morale subito dall'uomo per il comportamento dell'azienda sanitaria. Obbligando quest'ultima a risarcire il dipendente dal punto di vista economico. Una sentenza su cui - secondo i legali di entrambe le parti - influisce l'evoluzione della legge sul tema del mobbing e della dequalificazione professionale. In parole povere, quello che 10 anni prima era considerato poco più che una valutazione sbagliata da parte dell'azienda sulle qualifiche del dipendente, assume un contorno diverso. Fino a riconoscere al lavoratore danni morali per le decisioni del suo datore di lavoro. Dopo il pronunciamento del tribunale fiorentino, l'Asl - si legge in una delibera - «dà esecuzione a quanto disposto dal giudice di appello», e cioè offre al dipendente un nuovo incarico, perché difficilmente il giudice avrebbe accettato una sospensione dell'esecutività della sentenza. Oggi Maccari lavora come impiegato al Centro prenotazioni dell'ospedale Versilia. Al tempo stesso, però, l'Asl dà mandato ai suoi legali di fare ricorso in Cassazione. Di cui, oltre all'ufficio legale dell'azienda, si occuperanno gli avvocati Giulio Guarnieri e Rocco Agostino.
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