Il dolore
«Un Pronto soccorso da migliorare»
◗
Da sinistra: Luca Lunardini e Guido Gemmi. A destra, lingresso del Pronto soccorso Lunardini a Guido Gemmi: fatti che non devono accadere
4 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Pronto soccorso, il sindaco Lunardini interviene sulla vicenda sollevata da Guido Gemmi, ex consigliere comunale, che ha raccontato l'esperienza vissuta con il figlio nella struttura del Versilia denunciando un'attesa infinita e condizioni delle sale interne «da lazzaretto». «Come sindaco e presidente della Società della salute - scrive Lunardini - assicuro a Gemmi il mio personale intervento presso la Asl affinché episodi simili non vadano a ripetersi. Se quasi immancabilmente quasi ogni settimana, si ripresentano sui mass media i problemi del Pronto soccorso, pur nella peculiarità di ogni singolo caso, vorrà pur dire che qualcosa va ancora migliorato». Lunardini, medico in aspettativa dalla stessa Asl, tiene a ricordare: «L'altissimo numero delle prestazioni erogate dal locale Pronto soccorso ci dice che il personale medico ed infermieristico è in genere davvero bravo e disponibile. Ma anche che ogni sforzo organizzativo deve essere fatto per mettere in condizione gli operatori di assolvere al meglio il loro non facile compito. Fare l'infermiere od il medico di Pronto soccorso è un po' come fare il magistrato in quelle Procure del Mezzogiorno in cui ogni giorno si rischia la propria pelle oltre che l'impopolarità. Qui magari la vita non si rischia (anche se le minacce e le violenze psicologiche non mancano) ma l'integrità psico-fisica sì, per chi volente o nolente si trova a lavorare in condizioni estremamente difficili». Certo, sottolinea il sindaco, «il nostro Pronto soccorso dopo gli ultimi lavori è notevolmente migliorato come accoglienza, sala di attesa triage, attesa barellati. Ma solo parzialmente è stato possibile migliorarlo come ambulatori, medicherie e spazi sanitari per l'emergenza vera e propria. A causa di una impostazione strutturale di origine che ne limita le possibilità di intervento (non scordiamo che pur nella sua modernità è pur sempre frutto di un progetto di oltre 20 anni fa.). Ma anche se fosse stato possibile ottenere ulteriori ristrutturazioni il risultato sarebbe stato solo relativo senza ulteriori potenziamenti nel suo organico. Qui sta un primo punto: i Pronti soccorsi, in particolare quelli delle località turistiche, tendono tutti ad essere cronicamente sotto organico. Questo accade certo perché, ed è noto, i fondi Regionali per la sanità tendono ad essere anch'essi cronicamente insufficienti (e la nostra Asl non fa davvero eccezione). Ma forse vi è anche una inveterata questione culturale, per cui il Pronto soccorso tende un po' ad essere la "cenerentola" delle specialità mediche, su cui gli investimenti hanno meno ritorno di immagine rispetto ad altre branche». Da una parte questo aspetto, dall'altra la realtà del Pronto soccorso «spesso impropriamente considerato come il mezzo migliore, più celere (magari anche più economico) per avere risposte in merito alla propria salute (non è certo il caso dell'amico Gemmi e di suo figlio). È evidente che non si può chiedere al cittadino di saper distinguere se un sintomo sia pericoloso o meno e la preoccupazione per questo dubbio non risolto finisce per portarlo in un luogo in cui presume che sia data una rapida risposta alla propria paura. È il sistema che deve poter offrire queste risposte senza che il Pronto soccorso sia, nell'immaginario collettivo, l'unico luogo di risposta. La Medicina del territorio si sta organizzando proprio per offrire questo, le stesse organizzazioni sanitarie di volontariato cercano di fornire servizi in tal senso. Iniziative che vanno ulteriormente sostenute in termini economici ed organizzativi. Altrimenti le attese nelle sale d'aspetto non potranno che restare quel che sono». Lunardini punta il dito su un problema cronico dell'emergenza sanitaria in Italia: «Occorre un grande intervento regionale e nazionale sui Pronti soccorso, con investimenti economici sulle strutture, ma anche con incentivi economici e di carriera per medici ed infermieri che lavorano in condizioni comunque di disagio e di difficoltà. Occorre un ulteriore miglioramento della formazione multidisciplinare per tutto il personale che deve essere formato non solo in tutti i settori della emergenza-urgenza, ma deve essere anche un buon comunicatore esperto di problematiche sociali e psicologiche. Visto che è proprio nei Pronti soccorso che si rivolgono e scaricano tante tensioni e problemi sociali e familiari anche legati alle nuove povertà della migrazione. È come un'altra città, un'altra umanità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
