Il Tirreno

Versilia

L'appello di Trudinger«Salvate la mia scultura»

Luca Cinotti
<strong><br /></strong>
◗

L'architetto svizzero annuncia battaglia. «Mai chiesti soldi, il Comune non poteva rimuoverla»

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «La prima cosa da fare è salvare la scultura. Che immagino sia già stata danneggiata dalle operazioni di trasporto e smontaggio». Dalla sua casa sulla collina di Santa Lucia Pierre Trudinger annuncia che non si arrenderà: «Muoverò mari e monti per salvare questa opera, alla quale mi sono dedicato per anni».

Ora l'opera che si trovava sulla Terrazza della Repubblica, dopo il trasloco forzato di fine luglio, è abbandonata in un'area sotto il cavalcaferrovia della Pam.
«In questa vicenda - dice Trudinger - si sono dette troppe falsità». A partire dalla "vulgata" che vuole che la scultura, dalla vita travagliata, fosse fatta di polistirolo: «È di vetroresina e le strutture della superficie sono di polvere di vetro mischiata a un legante da me brevettato. Solo il nucleo interno è in polistirolo». Al di là di queste precisazioni, Trudinger manda a dire al comune (e in particolare all'assessore Athos Pastechi) che lui ritiene di essere dalla parte della ragione. Anche il "verdetto" del tribunale che avrebbe dato al comune il diritto di togliere la scultura è, per Trudinger, nient'altro che «un paio di paginette che spostano la vicenda dalla competenza del tribunale civile a quello amministrativo».

Piuttosto la vera questione è - continua lo scultore di origine tedesca - che «è ancora pendente il mio ricorso presso la corte d'Appello di Firenze, visto che il merito riguarda un normalissimo contratto di prestito». Un contratto - o, meglio, una convenzione, siglata a novembre 2001 fra Trudinger e il comune di Viareggio, rappresentato da Giulio Marlia, che secondo Trudinger «non ha avuto alcuna disdetta».

«In realtà - prosegue lo scultore - hanno detto che avrei chiesto soldi durante la permanenza della scultura dell'opera sul viale. È tutto falso: piuttosto a parlare di soldi fu Marlia che, prima di redigere il testo del contratto di prestito, si informò del reale valore dell'opera e l'assicurò per un miliardo e mezzo di lire».

Se nei confronti del comune il sentimento di Trudinger è quello dell'ira, verso la sovrintendenza c'è un'accorata richiesta di intervenire, con una "punta" di veleno: «La Soprintendenza - scrive Trudinger in una lettera all'architetto Glauco Borella - non ha valutato realisticamente la deplorevole situazione e ha le sue responsabilità». Circa poi la possibilità di «smaltirla in discarica», ventilata da Pastechi, Trudinger sostiene, non senza ironia, che «se fosse bruciata ne sortirebbe una puzza molto peggiore di quella che si sente di notte in città...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore