Il Tirreno

Versilia

"Il mio Cristo esiliato nella sacrestia del duomo"

Luca Basile
"Il mio Cristo esiliato nella sacrestia del duomo"

La denuncia dell’artista Pierotti: "Là dove si trova adesso nessuno può vederlo". Solamente 10 anni fa fu simbolo della quindicesima Giornata mondiale della gioventù di Roma

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PIETRASANTA. L’immagine di Cristo, ieri raffigurato sofferente e con il costato aperto, oggi dimenticato e pausa ideale per il volo degli uccelli, solamente 10 anni fa fu simbolo della quindicesima Giornata mondiale della gioventù, a Tor Vergata di Roma. Di quella grande scultura in bronzo, commissionata dal Vaticano all’artista pietrasantino Stefano Pierotti e vista, una decade fa, in mondovisione, non resta che il ricordo e l’amarezza dello scultore. «Una doppia amarezza - dice Pierotti - perché all’indifferenza in Vaticano si accompagna analogo atteggiamento tenuto anche dalle nostre parti, visto che il modello originale del Cristo, dal tema “Morto e risorto” è custodito, anche se sarebbe più opportuno dire che è collocato, nella Sacrestia del Duomo di San Martino. Un’opera quasi invisibile, dato che nessuno, o quasi, ha la possibilità di posarci uno sguardo».

Pierotti è artista di talento - porta la sua firma anche la scultura dedicata ad Ayrton Senna all’autodromo di Imola - e persona notoriamente mite e poco incline alla polemica: nel caso del crocifisso in bronzo di oltre 6 metri d’altezza - e costata 180 milioni delle vecchie lire, ndr - oggetto di culto per oltre 2 milioni di fedeli che pregarono insieme a Papa Giovanni Paolo II «in quella straordinaria giornata del 2000» non riesce però a nascondere lo sdegno. «Non sono nessuno per dire dove deve essere collocata la scultura, ma soffro terribilmente - precisa Pierotti - nel vedere l’opera lasciata in queste condizioni. Oggi si trova sul piazzale esterno di una chiesa, di recente realizzazione, sempre a Tor Vergata: la scultura si presenta inclinata in modo innaturale e non come suggerito dal sottoscritto, in buona parte è ricoperta dagli escrementi degli uccelli, mentre è andato smarrito, non si sa quando e come, un dito di una mano. Dopo essere stata posizionata, dieci anni fa, sull’arco varcato dal Papa come simbolo della Porta Santa, venne accatastata in un cantiere in attesa di una successiva ricollocazione.

Un anno e mezzo dopo il Cristo stava fra rifiuti, bidoni e ferri arrugginiti di quello stesso cantiere, nel tempo rimasto abbandonato ». Il modello originale, in resina, del Cristo, anch’esso di proprietà del Vaticano, si trova, invece, come detto, nel Duomo pietrasantino. «Ma credo che pochi lo sappiano. L’opera è collocata nella Sacrestia e a parte il momento delle funzioni non è assolutamente visibile. Mi sembra fatto strano: perché nasconderla ai fedeli e ai semplici curiosi? Perché non posizionarla in un ambiente comunque più visibile? Domande che ho posto in questi anni e a cui nessuno mi ha dato una risposta. Nei mesi scorsi - aggiunge Pierotti - ci sono state forti prese di posizione, anche da parte della Chiesa locale, sull’immagine del Cristo raffigurata, in modo provocatorio da Veneziano e poi, quando abbiamo un qualcosa che ritengo importante, nelle nostra realtà religiosa, non si fa niente per renderlo visibile alle persone».

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