Il Tirreno

Versilia

Irruzione nel circolo sexy per portar via la fidanzata Giovane finisce a processo

<b>DAL CIRCOLO AL TRIBUNALE.</b> In alto uno spettacolo di lap dance e sopra il palazzo di giustizia
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DAL CIRCOLO AL TRIBUNALE. In alto uno spettacolo di lap dance e sopra il palazzo di giustizia

Il locale è formalmente intitolato a Enrico Pea «La mia ragazza era costretta a bere contro la sua volontà»

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 SERAVEZZA. No, con la sua severa barba bianca, non ce lo vediamo proprio Enrico Pea a frequentare locali di lap dance. Eppure a Seravezza c'è un circolo che ha proprio il nome dello scrittore nella sua ragione sociale. E ieri è finito nel centro di un processo a causa di un uomo accusato di voler entrare nel locale per "portare via" la propria compagna che lì dentro lavorava.  Alla fine Alvaro Cerbai, difeso dall'avvocato Antonio Fantinato, se l'è cavata per la prescrizione: i fatti contestati risalivano alla notte di Natale del 2002. E l'accusa era di tentato furto: Luisa Palmerini, che gestisce il circolo, aveva infatti collegato il tentativo di irruzione di Cerbai alla "sparizione" di incassi dei videogiochi avvenuti nei giorni precedenti.  Nell'udienza di ieri, davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine, sono però emersi altri particolari. La stessa Palmerini ha ricordato come la notte di Natale, passando davanti al locale - che si trova sul lungofiume - si era accorta della presenza di Cerbai che picchiava sull'uscita di sicurezza. «Da noi - ha detto Palmerini - lavorava la sua ragazza, e lui non voleva. Però quella sera il locale era chiuso. L'ho apostrofato e lui si è allontanato subito».  Un punto, quest'ultimo, contestato nel suo esame da Cerbai. «Le luci erano accese e il piazzale pieno di auto. Sono andato a picchiare alla porta di sicurezza perché all'entrata avevano l'ordine di non farmi entrare. Volevo portar via la mia ragazza perché là dentro la facevano bere contro la sua volontà, per costringerla poi ad andare dietro i separé. E quando rientrava a casa era uno straccio».  È stata ascoltata anche la donna, che ha confermato - da una parte - come il bere alcol fosse "caldamente consigliato" dai gestori per motivi economici, ma ha anche detto che effettivamente quella sera il locale era chiuso.  Alla fine il tempo ha "sanato" il reato contestato all'uomo. Tutti contenti, insomma. A parte il povero Pea, che nel Moscardino scriveva: «Non può chiamarla per nome, perché il nome di lei è composto con lettere fuggite dall'alfabeto». Una levità lontana anni luci dalla lap dance.

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di Redazione web