Il dolore
Fegato e tiroide, ecco le macchine laser per operare sui tumori
Simone Pierotti
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Uno stand del Festival della Salute al Centro congressi Principe di Piemonte 3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. La Toscana? Un esempio da seguire nel campo dell'investimento di pubblico e privato nella ricerca scientifica. Come dimostrano due aziende fiorentine che hanno dato vita ad «Echolaser», un macchinario capace, al tempo stesso, di diagnosticare e di bruciare i tumori che colpiscono fegato e tiroide. Un vero e proprio prodigio che sta tenendo alta la bandiera della Toscana all'Expo di Shangai. A dichiararlo dal palco del Festival della Salute, che ha aperto i battenti ieri mattina, è Carlo Castellano, presidente di Esaote, azienda genovese leader nel settore delle apparecchiature biomediche che ha un'importante succursale a Firenze. La Toscana, insomma, fa decisamente un figurone nell'incontro sulla ricerca scientifica moderato da Roberto Bernabò, direttore responsabile del nostro giornale. Non ci sono solo Esaote e ElEn, le due mamme di questo macchinario che coniuga ecografia e laser: la nostra regione brilla anche nel settore dell'immunologia grazie all'attività del senese Rino Rappuoli, responsabile globale della ricerca sui vaccini per il colosso farmaceutico Novartis. Ma si è parlato anche, e soprattutto, della ricerca scientifica e dei benefici che potrà portare all'umanità. Un settore dove l'Italia vanta da sempre grandissime tradizioni ed ha tante potenzialità che, però, vengono mal sfruttate. «L'Italia riesce a produrre giovani competitivi, questo è uno dei settori in cui siamo più forti - esordisce Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'istituto clinico Humanitas - mancano però trasparenza e meritocrazia». Castellano, invece, concentra l'attenzione sulla frattura tra la ricerca clinica e sperimentale ed il mondo della produzione di tecnologie mediche: «Il grande limite del nostro paese è la mancata trasformazione dell'attività di ricerca in attività industriale - dice il presidente di Esaote - siamo sempre più colonizzati dagli stranieri nell'utilizzo delle tecnologie mediche: circa l'85% di esse proviene dall'estero. La nostra industria della salute è debole, eppure il cuore della ricerca è in Italia. Pubblico e privato devono accordarsi per investirvi denaro e, da questo punto di vista, in Toscana si cerca di far qualcosa». L'incontro di ieri mattina partiva da uno studio secondo cui l'umanità arriverà ad avere, nel 2050, un'aspettativa di vita di 150 anni: «Quello dell'immortalità è un mito antico che rivive nei vari Faust che si affacciano sulla scena - commenta Bernardino Fantini, docente presso l'Università di Ginevra - va però detto che nel mondo occidentale abbiamo una situazione di benessere che non c'è mai stata in precedenza. Se a metà'800 un bambino nato a Viareggio aveva un'aspettativa di vita media di 37 anni, oggigiorno questa può arrivare fino a 80 anni». Per proseguire su questa strada, bisogna avere «l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, l'efficacia delle terapie e l'equità nell'elargizione delle cure. E alla base di tutto ciò c'è la ricerca perché, come asseriva il filosofo Bacone, la conoscenza è potere». Spesso, però, la medicina incontra ostacoli di natura non solo economica - mancano, insomma gli investitori decisi a tramutare i progetti in prodotti - ma anche etica e politica, come lamenta Giovanni Boniolo, docente di filosofia della scienza all'Università di Milano: «In Italia abbiamo 8mila persone che si occupano di bioetica, ma appena tre sono conosciuti in ambito internazionale. Ci vuole una classe dirigente disposta a rischiare nell'oggi e a volgere lo sguardo più avanti».
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