Il Tirreno

Versilia

Ma non è l'ora dello champagne

Giuseppe Balducci in darsena
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Giuseppe Balducci in darsena

Balducci spiega il suo piano per rilanciare un pezzo di storia d'Italia

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 VIAREGGIO. C'è una certa euforia in Darsena. Un'azienda viareggina si aggiudica uno dei tre marchi storici della nautica (gli altri sono, a detta di tutti, Riva e Benetti). Confermando che la Madonnina benedice ancora la capitale mondiale della nautica da diporto.  «Ma non stappiamo champagne, anzi dobbiamo rimboccarci le maniche» è il primo commento di Giuseppe Balducci, titolare di Effebi e di Overmarine. Da ieri è il padrone del cantiere che ha costruito la prima barca di Gianni Agnelli, ma anche i Mas, i mitici motoscafi anti sommergibili che il Vate ribattezzò sotto il motto memento audere semper.  Insomma Giuseppe Balducci si è portato a casa più che un'azienda, un pezzo di storia d'Italia, pagandola 39 milioni di euro e battendo la concorrenza di un russo e di Massimo Perotti di Sanlorenzo, che non sembra abbia avuto la possibilità di ribattere al «vedo» di Balducci. Che spiega alla sua maniera (understatement come massima di vita) la vittoria.  «Ci hanno tirato dentro in questa operazione. Il vantaggio rispetto agli altri concorrenti è che noi abbiamo una produzione totalmente complementare ai marchi di Baglietto. I Cantieri di Pisa fanno i famosi Akhir in vetroresina, Baglietto produce grandi barche dislocanti in acciaio ed alluminio. Noi facciamo gli open della serie Mangusta. Quindi tre tipi diversi di produzione».  Cosa avete sul tappeto?  «Baglietto ha commesse su Spezia per tre grandi barche, ma dovremo verificare i preventivi con gli armatori. Perchè i margini di guadagno sono troppo ridotti. A Varazze c'è un problema enorme: il cantiere non è agibile, gli operai stanno fuori. Ma qui il sito ha una specie di porticciolo, quindi a Varazze si potrà lavorare bene sul refitting. In ogni caso sarà là che investiremo subito per far ripartire l'attività».  Poi c'è il nodo dei Cantieri di Pisa.  «Qui la situazione è molto complicata. La concessione del cantiere è in mano ai Sostegni, vecchi proprietari del cantiere. Quando la Camuzzi comprò i Cantieri di Pisa per aggregarli a Baglietto, non acquisirono la concessione demaniale dai Sostegni. Di fatto per lavorare nell'area dei Navicelli pagavano ogni anno 750mila euro di affitto (tenendo presente che al demanio ne vanno solo 80mila)».  Ma la storia non finisce qui.  «La concessione demaniale scade pochi mesi fa. Il gruppo Baglietto che vi lavora potrebbe richederla, ma non lo fa. La richiesta la fa di nuovo Sostegni. Io ho già anticipato al curatore e alle autorità che su questa vicenda ci devono mettere le mani e risolverla. La mia società non è disposta a pagare quella cifra d'affitto».  Che la gestione Camuzzi avesse avuto problemi non è cosa di oggi. Per questo forse si è puntato, sindacati compresi, su questo signore di 73 anni che a 17 - era l'anno 1954 - entrò come elettricista al cantiere Picchioti.  «Ci furono 200 assunzioni. Coi soldi del piano Marshall si costruivano dragamine».  Poi nel 1971 il crack dello storico marchio. Tutti a casa. Molti ottenero dal Comune la licenza e aprirono un banco al mercato. Balducci cominciò a fare barche da solo. Nel 1980 nasce la sua prima azienda: la Effebi. Nel 1990 esce dal cantiere il primo Mangusta a marchio Overmarine.  «Da allora ne abbiamo costruiti circa 300 - racconta Balducci - per molti anni con l'esclusiva di vendita con la Rodriguez. Ora siamo da soli, anche perchè il gruppo francese esce solo ora dall'amministrazione controllata».  Non sono momenti facili per la nautica. Oggi Balducci ha 120 dipendenti diretti, mentre i 500 dell'indotto dei tempi d'oro sono un ricordo.  Ma a 73 anni questa vecchia tuta blu, insieme ai figli, ha fatto la scomessa più forte della sua vita da imprenditore. Ma stavolta dalla sua ha avuto il sindacato, dopo che per anni - almeno in Darsena - le sue relazioni industriali erano al minimo sindacale.

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