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Versilia

Simoni: «Nicolai vuole restare a vita»

<b>SCONTRO AL CALOR BIANCO.</b> A sinistra, un musical alla Versiliana. Sopra, Massimiliano Simoni
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SCONTRO AL CALOR BIANCO. A sinistra, un musical alla Versiliana. Sopra, Massimiliano Simoni

Il presidente uscente contro Lombardi e il cambio di statuto

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 PIETRASANTA. Massimiliano Simoni, già presidente della Fondazione Versiliana, non è convinto della risposta che il sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi, ha dato in merito alla proposta di cambio dello statuto della Fondazione e del "parere" legale, sul merito. che ha richiesto al Prefetto.  Per Simoni la risposta di Lombardi a proposito del cambio di Statuto, «imposto dalla nota Legge, sarà stata pure "serafica", ma non mi convince, anche alla luce di quanto oggi emerge sulla stampa (rinvio nomine consiglieri)». Infatti, Simoni ricorda che Lombardi «dice che: "io al rispetto delle norme tengo moltissimo", e allora, perché quando lo avevo consigliato di farsi fare un parere "pro veritate" da chi ne aveva la competenza, ha voluto limitarsi a sterili dichiarazioni senza un supporto giuridico?»  Simoni ricorda che, ad oggi, nessuno sa ancora con certezza se la Legge in questione riguarda anche le Fondazioni (molte personalità autorevoli lo escludono "in toto"), e si domanda: «allora, quale sarebbe il senso di un cambio di Statuto frettoloso? Se le riguarda, ma con una interpretazione diversa da quella che se ne è voluta evincere solo per motivazioni politiche di disturbo, legate al momento (contro il "cattivo Simoni"), ci si andrebbe ad impelagare in una situazione "kafkiana". Se va intesa nel senso restrittivo, bisogna capire come muoversi per riformare uno Statuto, che, a mio parere - prosegue Simoni - poteva essere fatto benissimo dal Consiglio che era in carica e che scadeva a dicembre. Avremmo sicuramente evitato di trovarci in una situazione perniciosa, perché ritengo che dei surroganti (al 100%), non ne abbiano la titolarità, e che oggi la Fondazione, a termini di Legge si trovi in una situazione di commissariamento da parte della Prefettura, che, se così la Legge dovesse essere interpretata è la sola che può modificare lo Statuto (con un commissario ad acta). Il "tecnico" Nicolai queste cose non le sapeva?».  Ma per Simoni ci sono altre perplessità. «Come si fa, poi, a sostenere che la continuità amministrativa della Fondazione, anche in caso di un cambio di giunta, e perché no, anche di colore politico, debba essere garantita da uno staff "tecnico", quando per tecnico - afferma Simoni - s'intende un Direttore Artistico e un Direttore Generale, che nelle intenzioni di Nicolai & C. saranno veri e propri "Organi" alla stregua dell'unico Consiglio formato da non più di 5 membri (Cda), nominati direttamente dalla politica (il Sindaco) e, magari dopo un contratto di 5 anni a prescindere, trasformati in soggetti assunti a tempo indeterminato?»  Un giochetto fatto più volte dalla sinistra toscana - aggiunge Simoni: «Quanti politici a tempo pieno sono oggi diventati Direttori Generali, Direttori Tecnici (il nostro lo è già a Villa Bertelli e a Palazzo Mediceo), Direttori Artistici, senza passare da concorsi e senza le competenze specifiche! Basta forse aver fatto qualche anno il Sindaco, l'assessore, il consigliere, per acquisire le competenze specifiche, e passare quindi a ruoli tecnici "sine die"? E cosa ne sarebbe, allora, del tanto auspicato (anche da Lombardi) "spoil sistem"? Se fra quattro anni la sinistra a Pietrasanta perde le elezioni, avremo, comunque, a vita alla Versiliana, Nicolai e Lazzareschi? Forse è il sogno dei nostri, essere nominati a vita, come i Senatori».  E', per Simoni, una storia all'italiana, dove «si cambiano i ruoli, il politico diventa tecnico "et voilà" il gioco è fatto, e nel nostro caso, che ne dica Lombardi, visto che anche lui, pur dandomi ragione nella sostanza, da una lettura restrittiva del provvedimento, si eluderebbe anche la Legge per buona pace di Tremonti. Non può bastare dire "che non è giusto che chi ha grandi responsabilità lavori senza emolumento" per giustificare "aggiramenti d'ostacolo"; o la Legge non prevede questo per le Fondazioni, e allora il Presidente/Direttore ne ha diritto, o il Legislatore, in una logica di tagli generalizzati, ha inteso "colpire" chi le amministra con responsabilità giuridica" e allora - conclude Simoni - ci dobbiamo tutti mettere l'anima in pace e fare le nostre scelte (restare o andare), tornando, magari, al nostro lavoro in via esclusiva».

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