Italia
Export-boom per i blocchi
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MARMO. Da sinistra: blocchi al porto di Carrara e una cava nella valle di Arni Ma il cambio sfavorevole con il dollaro penalizza i fatturati
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SERAVEZZA. Si è esportato di più, ma si è guadagnato di meno. Soprattutto per quanto riguarda i prodotti lavorati, quelli a più altyo valore aggiunto, che hanno fatto addirittura registrare un calo del 2,8% del valore medio per tonnellata di esportato. Ciò non toglie che le statistiche del primo semestre 2010 elaborate dall'Internazionale Marmo Macchine di Carrara diano qualche buona ragione per sorridere. Certo, rispetto al 2009, definito «uno dei peggiori della storia recente del settore», era difficile andare più in basso. Ma i dati del 2008 rimangono ancora lontanissimi. Ciò non toglie che i segnali di ripresa, fra mille cautele, comincio ad affiorare. E allora, su base nazionale, si assiste a un incremento significativo dell'esportazione di marmo in blocchi o semilavorato in lastre: aumento del 31% della quantità e del 36% del fatturato. Prosegue, insomma, la tendenza a imbarcare il prodotto come estratto nelle nostre cave: un elemento che se - da una parte - dà fiato alle aziende di estrazione, dall'altra rischia di dare il colpo di grazia alla già sofferente filiera del marmo. Giusto per fare un confronto, l'esportazione dei lavorati in marmi ha fatto segnare un progresso molto meno marcato: il 7,69% in tonnellate e solo il 2,99% in valore monetario. Tendenze simili (ma su livelli inferiori) vengono fatte registrare dai graniti. L'esportazione dei blocchi, rispetto ai primi sei mesi del 2009, aumenta del 19% in quantità e del 13,74% in fatturato; quella del lavorato, invece, si ferma - rispettivamente al 5.20% e al 2,87%. Dati che possono trovare una loro chiave di lettura anche nelle dinamiche del cambio: la media annua della conversione euro-dollaro è passata da 1,47 del 2009 a 1,22 (giugno 2010). E così accade che, soprattutto per il lavorato, la crescita del fatturato sia poco significativa. E, anzi, che il valore medio per tonnellata sia addirittura in calo del 2,8%. Per quanto riguarda i mercati di destinazione delle pietre, il saldo rimane attivo rispetto all'Unione europea, mentre è, per la prima volta, in calo rispetto all'Europa non comunitaria e all'Africa. Per quanto riguarda invece, gli Stati Uniti, si registra un lieve miglioramento dopo il crollo del 2009: miglioramento che, però, è limitato ai soli graniti lavorati. Secondo la Imm per ricominciare a lavorare a pieno regime verso gli Usa bisognerà attendere che il mercato immobiliare a stelle e strisce, fondamentale per l'export italiano, si riprenda dallo shock subito con i mutui subprime.
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