Attenzione
«Noi, i dannati delle poste»
Luca Cinotti
Lettere sparite e indirizzi fantasma: le storie al consiglio comunale aperto
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QUERCETA. La signora si alza e brandisce il pacco di lettere come una clava. Quelle lettere - dieci, per la precisione - che le sono arrivate tutte insieme a luglio, dopo mesi di attesa. È solo una delle pagine del cahier des doleances sfogliato martedì sera a Marzocchino, durante il consiglio comunale congiunto dei comuni della Versilia storica. Un consiglio aperto, dove i cittadini (arrivati a centinaia) hanno detto la loro e raccontato esperienze di quotidiano disservizio postale. Riavvolgiamo il nastro e torniamo all'inizio. La signora con il pacco di lettere in mano non abita in uno sperduto paesino dello stazzemese. «Da trent'anni - racconta - vivo ai grattacieli di Querceta». Fra le lettere incriminate c'erano bollette e avvisi per l'assicurazione auto. Tutte, ovviamente, scadute. Ma il massimo dell'assurdo si è raggiunto con un pacco: «Mi hanno telefonato i mittenti, dicendomi che era tornato indietro perché l'indirizzo era inesistente. Peccato che fosse quello giusto. Ma per le poste, evidentemente, non esisto...». L'assemblea era stata convocata su invito del comitato che - nato ad Azzano - si è ingrossato con l'adesione di altre 13 frazioni montane e collinari. Con il comune denominatore dell'incavolatura contro le poste. Ma, dalla riunione, è emerso che il problema ormai è "sceso a valle". A Querceta, innanzitutto. Dove - raccontava un barista - non c'è più certezza nemmeno sulle raccomandate che un esercizio commerciale utilizza abitualmente per lavorare. Ma anche a Pietrasanta, dove si trova l'ufficio "capofila" della zona. Quello nei confronti dei quali le amministrazioni pubbliche hanno provato a "fare pressione". Ma - dice il sindaco Domenico Lombardi - «senza ottenere finora grossi risultati». Già, perché il primo scoglio - hanno spiegato in tanti - è capire quale sia l'interlocutore giusto. Martedì sera Poste Italiane non ha mandato alcun rappresentante. Ma - hanno spiegato i rappresentanti sindacali - poco sarebbe cambiato: i margini di manovra per i dirigenti territoriali sono pochissimi. E allora non rimane (non rimarrebbe) che intentare la via della politica, come richiesto da Lombardi e dal presidente del consiglio provinciale Giovanni Gemignani: il problema è che, ha raccontato l'assessore provinciale Francesco Bambini, «da un anno abbiamo chiesto un incontro al sottosegretario Paolo Romani, che non ci ha mai risposto». Parole che hanno avuto un effetto duplice sulla platea: delusione da una parte, rabbia dall'altra. E sono arrabbiati all'ennesima potenza quei cittadini dello stazzemese che hanno visto la sparizione di interi pacchi di posta: lettere, raccomandate, bollette, atti, vaglia, spariti letteralmente nel nulla. «È capitato anche a me - racconta il sindaco di Stazzema Michele Silicani -: credo che ci siano stati alcuni postini che non si sono comportati bene. L'azienda deve prendersi la responsabilità delle azioni di dipendenti che non sanno fare il loro lavoro». Quello dei postini, però, è solo una parte (anche se la più "urticante") del problema. C'è, infatti, la questione dei piccoli uffici, sempre sull'orlo della chiusura. «Le poste - ha anticipato l'assessore Bambini - ci sta proponendo di modificare gli orari di alcuni uffici, come quello dell'Africa. Si passerebbe da tre ore al giorno per sei giorni alla settimana a un'apertura a giorni alternati mattina e pomeriggio». Soluzioni che a tanti paiono più che altro dei palliativi. Non è un caso se Massimiliano Leone, coordinatore del comitato ha parlato di una «battaglia che magari è persa, ma che dobbiamo continuare per "punzecchiare" le poste. Perché siamo sicuri che far loro un po' di pubblicità negativa può metterli in difficoltà». La voglia del comitato di continuare a lottare è confermata dal fatto che proprio un suo documento è stato letto e approvato dai quattro consigli. Un documento nel quale si chiede ai quattro sindaci di «coinvolgere le istituzioni di livello superiore», di «convocare per la durata di un anno periodiche riunioni con Poste italiane» e «di verificare il mantenimento della promessa di assumere due nuovi portalettere a tempo indeterminato». Non sarà molto, ma quantomeno è un inizio.
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