Attenzione
Il liceo delle scienze umane al Chini
Simone Pierotti
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Il Liceo Galileo Chini questanno tutto in una unica sede Immutato l'indirizzo linguistico, accorpato il socio-pedagogico
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LIDO. Anno (scolastico) nuovo, vita nuova. Il liceo «Galileo Chini» riparte, innanzitutto, da un'unica sede: è lo stabile di piazza Centauro, nella zona del Secco, prima in coabitazione con le medie «Rosi», ora confluite nel nuovo polo scolastico di via Trieste. Niente più sezioni distaccate, dunque: il Chini lascia la sede della piazza delle Poste di Lido, che verrà trasformata in appartamenti e negozi. E non è l'unica novità: cambia, infatti, l'offerta formativa dell'istituto, in seguito alla riforma del ministro Gelmini. Mentre la sezione del liceo linguistico rimane pressoché identica a quella degli anni passati, con 30 ore settimanali, gli altri due indirizzi - scienze sociali e socio-psico-pedagogico - verranno razionalizzati in uno solo. In tre classi prime, da quest'anno, sarà, infatti, varato il liceo delle scienze umane, pure questo da 30 ore settimanali, contro le 34 dell'ormai vecchio socio-psico-pedagogico. «L'aspetto più interessante - spiega il preside Gioi Franco Pinna - è la sezione che presenta l'opzione economico-sociale, una sorta di saldatura, un punto di equilibrio tra i precedenti indirizzi di ambito sociale. Qui c'è un bilanciamento verso queste due grandi branche: la lettura dei problemi sociali e, più in generale, del comportamento umano viene qui accompagnata dallo studio dei sistemi economici». I nuovi indirizzi, però, presentano, secondo Pinna, alcune pecche: «Innanzitutto, il biennio viene alleggerito, anziché rafforzato. E la riduzione di ore coinvolge specialmente il latino. Questo non è un dato positivo: il latino ha valore formativo trasversale, può essere supporto all'apprendimento della matematica». Dando uno sguardo ai nuovi piani di studio, l'insegnamento della lingua di Cicerone e Catullo viene ridotto di un'ora (da 4 a 3) nel biennio dell'indirizzo di scienze umane, mentre, addirittura, sparisce totalmente nella sezione economico-sociale. Altra novità, l'insegnamento, a partire dal secondo biennio ed in entrambi gli indirizzi, di una disciplina (ad esempio, storia dell'arte, o geografia) in lingua inglese o, comunque, straniera. Rivoluzionato, poi, il formato quinquennale del piano di studi: il nuovo modello passerà attraverso due bienni, con il quinto anno che diventerà una specie di «monoennio», neologismo coniato per l'occasione da Pinna stesso: «L'ultimo anno dovrebbe preparare all'ingresso universitario. Ma il prodotto che offriamo, cioè la formazione dello studente, è realmente un prodotto di qualità se i bienni vengono impoveriti?». E non sembrano essere gli unici problemi che il «Chini» dovrà fronteggiare da quest'anno. «Manca il personale e non parlo di docenti quanto, semmai, di custodi. E pensare che ci è stata assegnata un'unità in più rispetto al previsto...». Altra nota dolente la (scarsa) disponibilità di insegnanti di sostegno: «Il numero di alunni diversamente abili è sproporzionato, rispetto a quello di coloro che dovrebbero seguirli. Dobbiamo contenerci, non possiamo diventare un'area di parcheggio». La scuola cambia, i problemi restano. O, addirittura, aumentano.
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