Sicurezza
LA REPLICA DEI COMITATI
QUELLO CHE I SINDACATI NON DICONO SULL'INCENERITORE
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PIETRASANTA. «La Rsa Cgil di Veolia dichiara, che nessuno, meglio di loro, può conoscere la storia dell'inceneritore di Falascaia, ma subito dopo cade in un grossolano errore. Afferma che l'impianto fu inserito nel "Piano provinciale dei rifiuti" con i voti di tutti i partiti di sinistra, mentre, se conoscesse la storia, saprebbe benissimo che il "piano provinciale dei rifiuti" non prevedeva l'inceneritore di Falascaia. Il piano rimase sospeso per più di due anni, perché la Regione Toscana non lo approvava, proprio per la mancata previsione dell'impianto. Per uscire da questa impasse, la Regione Toscana impose l'inceneritore, promulgando addirittura leggi ad hoc, che lo dichiaravano già esistente». La precisazione, non la sola, arriva dal Co.As.Ver. (Coordinamento di Comitati ed Associazioni Versiliesi), in risposta alla presa di posizione dei sindacati aziendali di Veolia, all'indomani della messa in mobilità dei lavoratori da parte del colosso francese. «Inoltre, dovrebbero ben sapere, poiché ci lavorano, che i dati dimostrano che l'impianto non è stato costruito neppure per risolvere l'emergenza rifiuti: ha smaltito nel 2007 solo il 14.98% dei rifiuti prodotti in Lucchesia, con una media annua di 9.80% dal 2003 al 2009, e produce una quantità di ceneri pari al 6% del bruciato da smaltire in discarica per rifiuti speciali. Quest'ultimo smaltimento, tra l'altro, è a carico dei Comuni, quindi, dei cittadini, che devono pagare ben 54.50 euro a tonnellata», si sottolinea ancora. Una stilettata poi e un teorema, sulla storia recente dell'impianto, da parte dei comitati di tutela ambientale. «Si può avere il sospetto che addirittura l'auto-denuncia sia stata pilotata, ma questo non sta a noi dirlo, aspettiamo fiduciosi l'esito delle indagini della Magistratura. Ci sembrano chiare anche le strategie usate dal gestore per venir fuori da situazioni difficilmente negabili; probabilmente, Veolia altro non ha fatto che tentare una via di difesa, aprendo un contenzioso con Termomeccanica. Il ripetuto superamento dei limiti di legge delle emissioni dei fumi, l'incalzare delle domande dei cittadini, l'impossibilità per l'Arpat di negare l'evidenza, le voci di denuncia che venivano dall'interno della ditta stessa, non erano in alcun caso smentibili. Che l'autodenuncia possa essere una mera strategia lo dimostra il fatto che il funzionario, ritenuto responsabile della manomissione dei dati, non solo non è stato licenziato, ma, dalla scorsa primavera, ha ricevuto una promozione, come "legale rappresentante" di una ditta che gestisce un inceneritore a Pozzilli (Isernia) e di cui Veolia è socio maggioritario con un altro socio francese. Ad avallare questa tesi ci ha aiutato il ritrovamento di un "memo" (documento interno della ditta), divenuto ormai di dominio pubblico, dal quale si riporta testualmente: "le correzioni venivano effettuate con elevata frequenza anche di 2 /3 volte all'ora....". Ci si domanda come tali "correzioni " possano essere state effettuate da una sola persona. L'investimento di 10 milioni di euro è un'altra leggenda metropolitana, a cui può credere solo un cittadino che non ha seguito gli eventi. La maggior parte della somma è servita per smaltire il Cdr in discarica, o in altri impianti».
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