Il Tirreno

Versilia

Intervento invasivo per la Darsena

Corrado Benzio

Il nuovo impianto facciamolo in periferia

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L'Esperia non ha abbastanza risorse proprie per portare avanti il campionato di Prima Divisione (in parole povere la C-1) ma comprerà il vecchio Stadio dei Pini.  Non è una nostra (maligna) considerazione ma è quanto è scritto - nero su bianco - nel protocollo che hanno firmato ieri sindaco e presidente della società bianconera.  Non solo. Il Comune stabilisce, sempre nella convenzione, di fare tutta una serie di lavori ai Pini. Insomma dalla firma della convenzione al momento si vedono soprattutto oneri per il Comune.  Ma il nodo cruciale della vicenda non è quei 3-400mila euro che dovranno tirare fuori i cittadini.  Il nodo vero è capire se questo centro commerciale con uffici e annesso stadio da 10mila spettatori è utile alla città, alla Darsena, al Viareggio stesso.  Nella convenzione si prende come benchmarking (venendo all'italiano: come paragone) l'esempio degli stadi inglesi.  Ma qualcuno si è accorto che le società anglosassoni, proprietarie di stadi, sono fra le più indebitate del pianeta? Giusto ieri il Sole-24 Ore scriveva che il Liverpool, nel senso di azioni, è un asset tossico per chi lo ha in portafoglio. Al di là dei proclami lo stadio di proprietà non porta utili. Pensate a quello costruendo della Juve: il business non è il calcio, ma il megacentro commerciale della Conad. Inter e Milan (10 coppe campioni in due) allo stadio manco ci pensano.  In sostanza chiediamo se lo stadio dei Pini rifatto (e trasfigurato) può servire nell'ordine: alla città, al turismo, al calcio viareggino?  Uno stadio nuovo può servire ma non infilato in quella macedonia di funzioni e caratteristiche che è la Darsena (turismo, residenziale, industria, verde). Facciamolo in periferia, tale da essere raggiungibile facilmente dall'autostrada. Un supermercato - se lo scopo ultimo della dirigenza del Viareggio è quello - può essere utile ed appetibile anche fuori dal centro.  E cosa fare del glorioso stadio dei Pini? Proprio perchè onusto di storia e gloria, di memorie belle e brutte (dai record mondiali di Mennea e Alessandro Andrei ai funerali della strage), teniamolo così come. Fra i pini ed il sapore del salmastro. Una sorta di Bombonera viareggina (anche lo stadio che vide esordire Maradona è incastrato in un quartiere marinaro, la Boca di Buenos Aires) dove continuare a celebrare i fasti del torneo o i concerti di Mimmo D'Alessandro.  Si salverebbero gli interessi del Viareggio e quelli della città e della Darsena. Che non è detto, in una fase come questa, che siano del tutto coincidenti.

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