Gioco
Nuovo dramma sul viadotto, un operaio si toglie la vita
Matteo Tuccini
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L’INTERVENTO. La rimozione del corpoUn fenomeno inquietante, a cui non si capisce bene come porre freno
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VIAREGGIO. Un fenomeno inquietante, a cui non si capisce bene come porre freno. A poche ore di distanza dal salvataggio dell'uomo di 52 anni che aveva minacciato di gettarsi nel vuoto, un altro viadotto sulla bretella dell'A11 diventa il teatro di una tragedia vera. Un operaio di 41 anni si è tolto la vita ieri mattina. L'uomo, originario di Gambassi Terme (in provincia di Firenze), ha preso l'auto, è entrato nella Firenze-Mare all'altezza di Lucca est, poi si è diretto verso Viareggio. Raggiunta la bretella, ha lasciato l'auto parcheggiata in una piazzola, è andato a piedi fino a un viadotto e si è gettato nel vuoto, fracassandosi in un boschetto in località Ficaia, a due passi da Massarosa. Erano passate da poco le 13. Il padre, non vedendolo tornare, aveva fatto denuncia di scomparsa. Sul posto sono arrivati i poliziotti della Stradale e i carabinieri, che hanno dovuto attendere quasi 3 ore prima che arrivassero i volontari per togliere il corpo e trasportarlo all'obitorio. Operaio. Da quanto si è potuto apprendere, l'uomo lavorava nella ditta Shelbox di Castelfiorentino, centro a pochi chilometri da Gambassi. Un'azienda specializzata in case mobili e prefabbricati, che come tutte le imprese nostrane ha risentito della crisi. Pare che l'operaio non lavorasse con continuità, ma che a periodi di impiego alternasse delle pause. Questa situazione di precarietà, evidentemente, ha avuto il suo peso. Anche se le motivazioni di un suicidio non sono mai chiare né indiscutibili. E soprattutto non devono essere messe su un banco di tribunale come delle imputazioni. Sul web. Un altro aspetto preoccupante è che - da fonti della polizia stradale - si è venuti a sapere che su alcuni blog e siti Internet si parla dei viadotti sulla bretella dell'A11 come un luogo "ideale" per suicidarsi. Al momento non è chiaro se questi siti siano accessibili o se siano schermati con parole chiave. Oppure se si tratti di una burla meschina, messa in opera da qualche buontempone che ha poco da fare. Quel che è certo è che ancora una volta la zona si conferma come uno dei luoghi più tristemente noti della Versilia. E se spesso chi parte per dire addio alla vita riesce ad avere la forza di dire no al proprio malessere, come è capitato a un 60enne di Roma e un 50enne empolese di recente, non sempre la battaglia contro il dolore viene vinta. L'attesa. Francamente imbarazzante la situazione in cui si sono trovati poliziotti e carabinieri, che sono arrivati sul posto alle 13,20 e hanno dovuto attendere per ore l'arrivo del carro funebre. Che - spedito da Marina di Pietrasanta - è giunto sul luogo della tragedia soltanto alle 16. A quanto pare, sembra ci sia stata un'incomprensione tra alcune associazioni di volontariato. «Incomprensione che andrà chiarita», affermano gli uomini della Stradale.
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