Sicurezza
«Ho perso due compagne per il cancro». Ma i volontari lo strappano allabisso
Salvato aspirante suicida
Matteo Tuccini
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IL MOMENTO DRAMMATICO. Due fasi del salvataggio dellaspirante suicida Per quattro ore è rimasto in bilico su un viadotto dell'A11
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VIAREGGIO. Per quattro ore è rimasto sospeso tra il desiderio di riabbracciare i nipoti e quella dannata voglia di fare un tuffo giù. Perché la vita, dice, è stata crudele con lui. Dice che gli ha strappato due compagne «morte per il cancro». Poi, quando tutti pensavano che sarebbe andata avanti così fino a sera, lo scatto dei soccorritori. Uno lo aggancia alle gambe, un altro si alza sulla balaustra e lo prende per le spalle. Infine, tutti insieme come un grande abbraccio, lo prendono e lo portano via, all'ospedale Versilia. Lo strappano all'abisso, quello vero e quello del suo cuore. Lo restituiscono - in qualche modo - alla vita. Adesso spetterà a lui rivolerla in pieno. Non sarà facile: è la seconda volta che tenta di farla finita. Scene da Hollywood ieri sull'autostrada Firenze-Mare, all'altezza del viadotto Bozzano 1. Un uomo di 52 anni, originario di Limite sull'Arno (paesino dell'Empolese), ha lasciato la sua auto in una piazzola di sosta, ha scavalcato la barriera e si è piazzato a metà del viadotto, minacciandosi di gettarsi nello strapiombo che stava lì, dietro le sue spalle. Per quattro ore, da mezzogiorno alle 16, una truppa di volontari e di uomini delle forze dell'ordine lo ha tenuto attaccato alla vita. Con le loro parole e i loro gesti. Hanno cercato di calmarlo, hanno chiamato la sua famiglia, gli hanno rammentato tutti i motivi per cui valeva la pena non farlo. Uno su tutti, i nipoti: come ha detto il fratello, «solo la promessa di andare a pesca con uno di loro può farlo desistere». E alla fine, un po' giocoforza un po' no, ha ceduto. Un palcoscenico noto. Sono passate da poco le 12 quando scatta l'allarme. A darlo sono gli automobilisti che corrono sulla bretella dell'A11 in direzione Viareggio, e che vedono increduli un uomo in bilico tra la vita e la morte. La scena è quella dell'ormai tristemente famoso viadotto Bozzano 1: palcoscenico prediletto per gli aspiranti suicidi - l'ultimo salvataggio è di poche settimane fa - perché la cinquantina di metri di distanza dal suolo prometta di non dare un'altra chance. Sul posto arrivano vigili del fuoco, agenti della polizia stradale, volontari della Croce verde di Lucca e personale della Salt. Per mezz'ora il tratto di autostrada viene chiuso, poi viene riaperto a una corsia. Il tentativo di soccorso appare subito complicato: l'uomo non vuole essere avvicinato, dice che si butterà. A fatica comincia il dialogo. Ma si capisce che non sarà facile. Ai volontari il cinquantenne parla di due lutti nella sua vita. Due compagne morte per tumore. Dopo si saprà che è in cura, forse per depressione. Arrivano il fratello, la sorella e altri parenti da Empoli. Sono sconvolti, cercano di aiutare gli agenti. «È un bonaccione, un meccanico capace di riparare una gomma in pochi secondi. La gente si è approfittata spesso del suo carattere». Il quadro, inoltre, viene complicato da una scena incredibile, che avviene dopo le 15: lo psicologo sale su una collina per parlare (a muso duro) con un gruppo di ragazzi che si trovava lì e pare stessero incitando l'uomo a gettarsi nel vuoto. «Mi avete fregato». Dopo oltre quattro ore di capannello, quando ormai sembra che il cinquantenne - tra l'altro di costituzione robusta - sia capace di resistere ancora, qualcosa si sblocca. C'è chi dice che chi non vuole buttarsi sul serio fa così. Comunque, si aprono i primi segnali di cedimento. I poliziotti lo invitano a oltrepassare la barriera e ad andare da loro. Sono secondi: un agente lo agguanta alle gambe, un volontario lo prende dall'alto. L'uomo si lascia salvare. «Mi avete fregato», dice.
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