Proteste
Soldi, i comitati si dividono
Donatella Francesconi
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A sinistra: il presidente della Regione, Enrico Rossi ed il sindaco Lunardini allanniversario della strage Tensione su come distribuire i 10 milioni della legge
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VIAREGGIO. «Il lavoro delle tre avvocature è importante, ma ha il senso di una proposta interpretativa. Che io ed il commissario, Enrico Rossi, esamineremo attentamente per poi presentarne una di carattere politico-amministrativo che terrà presente di tutti gli equilibri e le richieste». Parla il sindaco Lunardini, sulla questione della divisione dei dieci milioni che la legge-Viareggio garantisce ai parenti prossimi delle vittime della strage del 29 giugno 2009 e a coloro che nel disastro hanno riportato «lesioni gravi o gravissime». Una divisione dei 10 milioni, che - dispiace scriverlo - sta creando tensione fra i comitati di vittime e residenti. Ieri, alla riunione dei tecnici di Stato, Comune e Regione i comitati di via Ponchielli e Avif, nati all'indomani del disastro ferroviario, hanno fatto pervenire l'intesa firmata l'8 marzo scorso - a legge ancora in discussione - da tutte le sigle che riuniscono le persone colpite dalla strage: i due comitati e l'associazione "Il mondo che vorrei". Dopo l'incontro con i parlamentari Granaiola, Marcucci, Mariani, Poli e Velo, i presidenti delle tre sigle (Gian Franco Lucatelli, Gianfranco Baldini, Daniela Rombi) - si leggeva allora nell'accordo - esprimono «parere favorevole alla proposta di legge presentata». Ponendo, però, nero su bianco una serie di condizioni. Compresa quella che «per vittime si intendano tutte le persone ed i familiari che hanno subito sia lesioni fisiche che morali». Chiunque era nella zona di via Ponchielli, via Porta Pietrasanta, via Aurelia quella maledetta notte ha visto morte e distruzione. E ne porta ancora i segni. Si parla di decine e decine persone: solo i residenti stretti, e le tante famiglie che abitavano le ottanta case colpite dall'esplosione e tutte le altre, intorno. La legge, però, non ha accolto questa richiesta. Nel testo - fin dalla prima stesura, quella proposta dall'onorevole del Pdl, Deborah Bergamini - si è sempre parlato di «lesioni gravi e gravissime». Una dicitura che non è mai cambiata durante l'iter che ha portato all'approvazione, seguito passo passo da tutti e due i comitati e dall'associazione presieduta da Daniela Rombi, con tanto di protesta a Roma ed incontro con i presidenti di Camera e Senato affinché si arrivasse allo stanziamento. Il problema sta nel fatto che i due comitati chiedono al «Mondo che vorrei» di rispettare questa intesa. Da qui tensione fra i tre soggetti, visto che il Mondo che vorrei non ha sottoscritto la lettera inviata dagli altri due comitati. Lunardini sottolinea di aver ben chiaro quali siano le questioni aperte: «Il mio impegno, in accordo con il commissario Rossi, sarà quello di trovare il migliore equilibrio possibile tra tutti, nel rispetto formale della legge». Per raggiungere il risultato, assicura Lunardini, «se sarà necessario ricorreremo ad un quesito da presentare al Parlamento per ottenere una risposta di carattere interpretativo». Intanto, informa il sindaco, «per il Comune la responsabile del procedimento è la segretaria generale Rosa Priore». Problemi aperti. Sul tavolo della riunione tecnica di ieri mattina (presente anche l'avvocato Contigiani per l'Avvocatura dello Stato) altri quesiti, oltre a quello dei danni psicologici. Per "quadrare" il quale la soluzione ipotizzata (ma tutta da verificare) potrebbe essere quella di far rientrare nel numero di coloro che hanno subito «lesioni gravi o gravissime» anche chi può dimostrare - con referti risalenti ai giorni del disastro - di aver subito sconquassi psichici e psicologici per un periodo superiore ai 40 giorni: limite fissato dal codice penale per stabilire quale sia la lesione grave. La seconda questione - destinata a restare insoluta - è quella dei parenti delle vittime non compresi tra coloro che la legge indica come beneficiari dell'elargizione. Ci sono famiglie sterminate dal disastro, e parenti che non hanno diritto alla elargizione garantita da una legge nata per venire incontro alle necessità dello stretto nucleo familiare in attesa di indennizzi e processo. Necessità economica. Tra i nodi che gli enti indicati dalla legge (commissario e sindaco) dovranno sciogliere, c'è anche come definire lo stato di necessità economica che porta - ancora in base alla legge approvata - ad alzare la quota minima di 200mila euro destinata ai familiari delle vittime. Possibili soluzioni. Chiudere l'iter di distribuzione dei dieci milioni - ammesso che arrivino, visto che Enrico Rossi, commissario per la ricostruzione, ha fatto sapere che non sono disponibili - non sarà semplice. Per questo, tra le ipotesi prese in considerazione al tavolo tecnico, quella di assegnare la quota minima fissata ai parenti delle vittime che ne abbiano diritto in base alla legge.
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