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Versilia

Premiati gli interpreti che aiutano i bimbi

Martina Ambrogi
Premiati gli interpreti che aiutano i bimbi

L'Alveare va alla cooperativa Crea per il lavoro con gli stranieri

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 CAMAIORE. «Siamo nati come una piccola realtà della Darsena nell'ormai lontano 1982, con lo scopo di dare lavoro a persone che vivevano nel disagio sociale. Oggi questa problematica ha assunto colori sempre diversi, ma la nostra Cooperativa è sempre andata nella direzione di aiutare il prossimo». Queste le parole di una commossa Vera Caruso, presidente della Crea, la cooperativa sociale di Viareggio che ieri ha ricevuto il Premio "L'Alveare" all'interno della manifestazione delle Bocchette Expo, il grande appuntamento di fine estate che da venerdì anima il centro industriale di Capezzano Pianore.  Tema di questa sesta edizione del riconoscimento "L'integrazione passa dal lavoro", un argomento molto delicato ma, allo stesso tempo, assai attuale e di difficile soluzione.  E tra i venti candidati che gareggiavano in questa "competizione" è stata proprio la Crea a soddisfare al meglio i requisiti richiesti.  Sono 160 gli stranieri soci della cooperativa che lavorano all'interno dei vari settori di cui si compone: dall'assistenza ai disabili a quella agli anziani, dall'asilo nido all'importantissima mediazione linguistica. «Quest'ultimo servizio - spiega la presidentessa Caruso - è particolarmente utile a livello scolastico e si pone l'obiettivo di favorire l'inserimento nel gruppo classe dei minori stranieri che non conoscono la lingua italiana. In questo campo il contributo dei nostri soci stranieri, è fondamentale dato che diventano una sorta di "ponte" tra la scuola e la famiglia di origine del bambino, mediando tra la cultura d'origine e il nostro paese. In questo periodo, con tutti i tagli che vengono fatti nel campo dell'istruzione, si tiene poco conto dell'importanza di questi soggetti».  Marocchini, moldavi, cinesi, rumeni, albanesi, senegalesi: tantissime le nazionalità rappresentate all'interno della cooperativa dove, assicura Vera Caruso «il rapporto che si instaura è tra uomo e donna e non tra straniero e italiano e non esiste alcuna discriminazione». E si tratta di personale ben preparato. «Il dato di fondo è la professionalità. Abbiamo una ragazza marocchina che nel suo paese aveva conseguito un diploma da infermiera che, una volta a Viareggio, ha seguito un normale percorso di qualificazione, prendendo il titolo di assistente di base».  Una grande mano viene data alle persone più svantaggiate - da disabili a anziani da bambini ad altri stranieri - da coloro che nel nostro Paese sono spesso considerati e bollati come "diversi" e che, invece, si sono rivelati in molti casi indispensabili. Il Premio L'Alveare è quindi un grande traguardo per la Crea che da quasi trent'anni si impegna ad aiutare le persone meno fortunate.  

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