Il Tirreno

Versilia

RSU INCENERITORE

I LAVORATORI SONO I PRIMI AD AVERE A CUORE LA SALUTE

* Rsa Cgil Veolia   di Pioppogatto e Falascaia

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 L'invito a "pensare alla salute" rivolto ai sindacati dall'assessore Cavallaro dimostra il qualunquismo che, da sempre, esprime l'amministrazione provinciale con assessori manovrati da tecnici e dirigenti, interessati ad aumentarsi stipendi, lontani dai problemi reali dei cittadini e dei lavoratori.  Per noi l'impianto che inquina e danneggia l'ambiente e la salute deve essere messo in sicurezza o, se non è possibile, dev'essere chiuso. Ciò vale per l'inceneritore di Falascaia, cave di marmo, cantieri navali, oleifici, cartiere, industrie chimiche.  L'impianto di Falascaia ha una storia che nessuno meglio di noi che ci lavoriamo può conoscere. L'inceneritore è stato imposto dall'atto antidemocratico della Regione, grazie all'incapacità di Comuni versiliesi e Provincia a risolvere il problema del completamento della gestione del ciclo dei rifiuti. L'impianto è stato inserito nel Piano provinciale rifiuti con i voti di tutti i partiti di sinistra. L'inceneritore non l'hanno voluto i lavoratori, per i quali è stata un'opportunità di lavoro e reddito, non avendo un padre senatore o un amico sindacalista che li faceva assumere alla Salt, Mover o Sea. Si ricorda, come nei tempi, in cui l'ingegner Sbrana, Ad di Termomeccanica, veniva accolto con sorrisi e credibilità negli uffici degli Enti Pubblici, noi Cgil aziendale facevamo battaglie e denunce per rendere migliore l'ambiente di lavoro a Pioppogatto e Falascaia.  Denunce ad Asl, Arpat, Comuni, cadute nel vuoto. Quando abbiamo detto che i valori delle emissioni dell'inceneritore venivano falsati, il sindaco Neri rispondeva che la situazione era sotto controllo, perché gli Enti pubblici avevano tecnici di fiducia. Abbiamo visto come sono andate le cose: la verità è venuta fuori non per merito della Cavallaro o dell'ing. Pagni, dell'Asl o di Arpat, né di Neri o Antonioli, ma grazie all'autodenuncia della nuova proprietà, che in pochi anni ha investito oltre 10 milioni di euro per la messa in sicurezza degli impianti. Nonostante gli interventi fatti, della cui esistenza nessuno può dubitare, ci sono ancora problemi da risolvere, che sono al vaglio della Magistratura, di cui si può parlare con cognizione, entrandoci nel merito e non con posizione demagogica e preconcetta. Antonioli predica bene, ma razzola male. Ha sostenuto il saccheggio e la distruzione di un patrimonio naturale, come le Alpi Apuane, ha appoggiato lo scempio dell'Antro del Corchia, complice subalterno di interessi speculativi di industriali e cooperative del marmo. Ha guidato i delegati ad atti di vero linciaggio nei confronti degli ambientalisti, non può pretendere oggi di dare lezioni a chi cerca di conciliare la difesa del posto di lavoro con la tutela della salute e dell'ambiente. È evidente, come Antonioli, appena uscito da una sconfitta sindacale, miri ad avere quanto prima un incarico politico, magari come assessore nella prossima giunta provinciale. Che pensi alla carriera personale è suo diritto, che strumentalizzi un problema serio e grave per tutti e attacchi chi si batte per migliorare le cose, è vergognoso.

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