Il lutto
La grande umanità di un vero primario
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Il professor Giampaolo Tomei con il suo camice alla scrivania Era impegnato anche nel sociale, ma sempre in maniera riservata
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VIAREGGIO. Era un medico come ce ne erano una volta. Che entrando nella camera già tranquillizzava il paziente che aspettava la visita. Con i gesti, calmi, con quel sorriso bonario, con quello sguardo da uomo sereno che conosceva i dolori della vita. Giampolo Tomei era un credente, profondamente cristiano. E per questo mai bigotto nè tantomeno farisiaco. Era impegnato nel sociale e anche in politica, ma nel senso che discuteva e parlava dei problemi della nostra città. Delle richieste dei viareggini, ma anche delle cose che non andavano nella sanità. Quella sanità che lui conosceva profondamente, avendo attraversato dagli anni Sessanta all'altro ieri, tutti i profondi cambiamenti - e naturalmente i fondamentali miglioramenti - che avevano attraversato la cura della salute. Possiamo però aggiungere una cosa. In tempi in cui la professione medica aveva perso un certo prestigio, la figura del professor Tomei questa autorità l'ha sempre mantenuta. Era autorevole senza darlo a far vedere. Era un vero primario senza avere gli stigmi di un dottor Terzilli (Il medico della mutua di sordiana memoria per intenderci). Conosceva i mali, ma anche le magagne del mondo e cercava di curarli. Nei limiti del possibile che un medico ed un uomo possono farlo. Con lui se ne va, indubbiamente, una di quelle persone che riuscivano a rendere migliore e più sopportabile questa nostra difficile città. c.b.
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