Il Tirreno

Versilia

Case popolari centro di spaccio

Corrado Benzio
Case popolari centro di spaccio

Retata con 150 uomini all'alba al Varignano, arrestate famiglie intere

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 VIAREGGIO. Varignano ripulito dagli spacciatori. Lo annunciano i carabinieri dopo i 13 arresti compiuti all'alba di ieri. Lo sperano i residenti che sono stufi non solo dello spaccio in sè, ma anche del fatto che avveniva (avviene ancora oggi?) sotto gli occhi di tutti, nelle piazze del quartiere e nei palazzi popolari. Troppo facile definire questo quartiere onesto ed operoso una piccola Scampia (il luogo simbolo di Gomorra), ma certo lo spaccio in strada non si poteva più vedere.  I carabinieri usando intercettazioni, appostamenti e anche un cane poliziotto (un bellissimo labrador di due anni) hanno sgominato - usiamo un termine antico - questa banda all italians (ci sono due marocchini nell'elenco degli arrestati ma erano semplici «cavallini») composta di fatto da due famiglie che andavano a Napoli, compravano dalla camorra (?) coca e hascisc e tornavano a Viareggio per spacciare. Vendevano coca & c. nelle loro case e per le strade.  Gente che abitava nelle case popolari e risultava nullatenete, come ricordano i carabinieri. Ma poi viaggiava con muscolari berline tedesche e cenava nei migliori ristoranti della Versilia.  Secondo le indagini dei carabinieri di Viareggio i spacciava dentro le case popolari di via Belluomini e i carabinieri sottolineano come fosse difficili scoprirli per il dedalo di immobili e per il fatto che il gruppo, anche al telefono fosse, molto prudente.  In carcere sono finiti in 13 mentre un quattordicesimo è ricercato a Napoli.  L'inchiesta è iniziata a novembre 2009. I carabinieri puntano le indagini su Carmine Casaretti, 29 anni, viareggino, con buone entrature nella malavità napoletana. I carabinieri non parlano di camorra ma è difficile immaginare che a Napoli lo spaccio all'ingrosso della coca possa essere gestito da attività criminali indipendenti dalla Camorra (Casalesi o altri gruppi non importa).  Il buffo è che Casaretti in questo periodo è agli arresti domiciliari, ma questo non gli impediva doi guidare il traffico e di convocare a casa i clienti.  A Napoli c'erano Gennaro e Giuseppe Ambra a rifornire Casaretti. La cui moglie, Erika Casentini, 31 anni, lo aiutava nel «lavoro».  Nelle telefonate intercettate Cesaretti chiamava la moglie Scoiattolo, da qui l'idea dei carabinieri di ribattezzare «Scoiattolo» l'intera operazione.  Ma c'era un altra famiglia del Varignano che - tramite la mediazione di Cesaretti nel riformnimento di roba - faceva lo stesso lavoro.  Ernesta Modena, 62 anni ed il convivente Franco Fantauzzi, 61 anni, si rifornivano dagli Ambra.  Ernesta non era più nel fiore degli anni, ma - per il gip - era un'impavida imprenditrice della droga. Collaborava con lei il figlio Giancarlo Modena.  Ma a dare una mano all'Ernesta c'era anche il vicino di casa, tale Umberto Foschi. Detto Ramon, Foschi alla veneranda età di 66 anni, aiutava la famigliola nello spaccio.  Fra cocaina ed hascisc i carabinieri hanno sequestro un chilo e mezzo di droga pronto per diventare 2500 dosi.  I clienti abituali, ovvero quelli intercettati con frequenza, sono una sessantina.  Come scrivono i carabinieri: «L'indagine è stata incentrata quasi interamente quasi interamente sul quartiere Varignano e si è basata su attività tecniche, supportate da servizi di osservazione, controllo e pedinamento di soggetti dediti allo spaccio».  Fin qui l'indagine giudiziaria condotta dal pm Lucia Rugani.  Resta, molto forte, il cotè sociale e anche economico di quanto accade al Varignano.  Come hanno sottolineato i carabinieri nella conferenza stampa di ieri i capi dello spaccio abitavano tutti in case popolari, non dichiaravano niente ma giravano con macchinoni e cenavano a champagne.  Possono bastare questi pochi, essenziali dati, per ribadire che all'interno delle case popolari ci sono situazioni di assoluta illegalità. Certo lo spaccio non è attività che viene denunciata al Fisco e quindi non finisce sul reddito e (ancora) non incide sulla possibilità o meno di stare nelle case popolari.  Come vanno queste cose si sa. Ma sarebbe il caso che i Servizi Sociali del Comune prendessero subito i dati degli arrestati e indagasse su come e perchè vivevano in case pagate da tutti.  Non è solo un problema di giustizia sociale, ma il fatto che magari ci sono madri sole che dormono negli hotel mentre questi trasformavano le case di tutti in piccole Scampia.  Sarebbe il caso che il Comune aprisse un'indagine su questa gente, e lo facesse sapere a tutti. Certe tolleranze non sono certe figlie dalla giunta Lunardini e arrivano da lontano. Ma pensiamo che prima o poi un segnale che inverta la tendenza vada dato.  Nell'operazione scoiattolo i carabinieri hanno impiegato quasi 150 uomini. Una parte impiegata nelle indagini, un'altra nella retata che ha portato agli arresti ieri mattina. Con loro anche il bellissimo cane anti-droga allevato e cresciuto a San Rossore.  Il nome è tutto un programma: Nerone.

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