Il Tirreno

Versilia

L’azienda. Niente crisi e molti ordini da smaltire alla vigilia delle ferie

«Voleva mettersi in proprio»

La sede della Gifas a Pian del Quercione Si attende l’arrivo dei soci svizzeri per decidere il futuro dell’azienda
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La sede della Gifas a Pian del Quercione Si attende l’arrivo dei soci svizzeri per decidere il futuro dell’azienda

L'omicida-suicida aveva chiuso con la Gifas consensualmente

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 VIAREGGIO. «Paolo Iacconi non era stato licenziato». A quanto già dichiarato al "Tirreno" da Alessandro Porcelli, uno dei dirigenti della "Gifas", si aggiungono le parole della Fiom Cgil della Versilia, nelle parole del segretario Lamberto Pocai: «Ho avuto un colloquio con lo studio di consulenza del lavoro del quale si serve l'azienda - racconta Pocai - e mi hanno confermato il passaggio fatto nella commissione di conciliazione della Direzione provinciale del lavoro per risolvere consensualmente il rapporto di lavoro con il rappresentante».  Tutti dipendenti diretti i rappresentanti della "Gifas" per una precisa scelta aziendale. «L'impresa - continua Pocai - era uscita bene dalla crisi societaria che l'aveva colpita otto anni fa. In questo periodo aveva molti ordini e ritmi pressanti per evaderli».  Forse anche per questo Iacconi pensava di poter "riagganciare" l'azienda di Massarosa per la quale aveva lavorato fino a quando, nel 2006, non era caduto in depressione. Raggiungendo - si mormora tra i dipendenti - più che buoni risultati nel suo lavoro.  L'appuntamento che ha messo fine alla sua vita e a quella dei due dirigenti della "Gifas" era stato preso - forse con una scusa o forse no - per discutere del possibile acquisto di alcuni materiali elettrici che l'ex rappresentante diceva di voler rivedere attraverso una propria azienda. «Sembrava che volesse mettersi in proprio», si racconta tra i dipendenti sconvolti.  Oggi il futuro dell'azienda è legato alle decisioni che prenderanno i soci di maggioranza, attesi dalla Svizzera per i funerali dei due manager. Alle loro scelte è legato il futuro della trentina di dipendenti diretti, cui si aggiungono una ventina di lavoratori dell'indotto che operano però in un'area interna all'azienda. Il frutto della ristrutturazione di otto anni fa, quando la "Gifas" rialzò la testa per arrivare ad oggi come un'azienda solida, ben posizionata nel settore. Con prodotti per camping, porti, per lo spettacolo e soluzione "ad hoc" per il singolo cliente. Un modo di proporsi che appare come il marchio di fabbrica dell'azienda di Piano del Quercione con sedi di Germania, Austria, Svizzera e Francia.  «Come sindacato siamo comunque a disposizione - conclude Pocai preoccupato - nel caso l'azienda volesse valutare di ricorrere agli ammortizzatori sociali per il periodo necessario a riorganizzarsi». D.F.

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