Il Tirreno

Versilia

Roberta piange per Tommaso

Jan Frederik Hilmer insieme alla moglie ad una cena
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Jan Frederik Hilmer insieme alla moglie ad una cena

La sorella dell'omicida pensa al figlio di 20 giorni di una delle vittime

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 LUCCA. Tutta gente molto socievole, partecipe della vita della comunità. Così era per Luca Ceragioli, l'amministratore della Gifas, ma così sta venendo fuori anche per Jan Frederik Hilmer, 33 anni, il giovane dirigente tedesco freddato da Paolo Iacconi nel drammatico pomeriggio di venerdì. Anche lui era un giovane molto attivo nella vita sociale di Lucca.  Jan Frederik Hilmer, 33 anni, contabile, dal 2006 abitava in via Francesconi a San Concordio con la moglie e da soli 20 giorni era padre del piccolo Tommaso.  Faceva parte dell'Associazione Cittadini del Mondo e a Capodanno 2010 con la consorte Elisa Pierotti aveva partecipato alla cena a casa del maestro d'orchestra Vijay Pierallini.  Cornelia Henkel, connazionale della vittima e presidente dell'associazione culturale, ricorda Jan Frederik ed esprime la sua profonda costernazione per la tragedia che ha colpito la sua famiglia e i suoi cari: «La morte prematura è sempre difficile da accettare, ma un dramma insensato come quello accaduto ieri lo è ancora di più. Jan è stato un caro amico, stimato e benvoluto da tutta la nostra comunità.  «Lo ricorderemo per la sua positività, la sua gentilezza e per la sua disponibilità: una persona con cui era bello stare assieme e che, impegni permettendo, dava un forte sostegno alle nostre iniziative.  «Durante l'ultima Luminaria di Santa Croce ha voluto portare il nostro stendardo per la maggior parte della processione e l'ultima volta che lo abbiamo visto abbiamo brindato all'imminente nascita del figlio. Ci stringiamo quindi con profondo affetto attorno alla famiglia, alla moglie Elisa Pierotti e al piccolo Tommaso, nato meno di un mese fa».  La mamma ed il piccolo venerdì erano al mare a Marina di Pietrasanta.  E' lì che la donna è stata rintracciata dai parenti per darle - con estrema calma - la notizia della tragica morta del giovane marito.  Ora con il piccolo Tommaso dovra andare avanti da sola. E al bambino che di fatto non conoscerà il padre va il ricordo della sorella dell'assassino.  «Viviamo una disperazione infinita. Siamo disperati per noi, ma anche per i parenti delle due vittime. Non riusciamo a pensare a quella creatura di 20 venti giorni rimasta senza padre».  Lo ha detto Roberta Iacconi, sorella di Paolo.  Roberta Iacconi è chiusa in casa con gli anziani genitori, a pochi metri dall'abitazione dove viveva, da solo, il fratello Paolo, e pronuncia solo parole al citofono.  «Non abbiamo ancora avuto la forza di contattare i parenti delle due vittime - dice con voce rotta dal pianto - però vogliamo farlo. Lo faremo - conclude - non appena avremo la forza».  Non sarà certo facile guardare negli occhi le due vedove, le figlie di Ceragioli e quel piccolino che fino a ieri giocava felice con il neopapà.  Però le parole dette da Roberta Iacconi non sembrano di circostanza, od un tentativo di benevolenza. A Sacile, provincia di Pordenone, località tristemente famosa per chi i tanti che ci hanno fatto il militare, si sta soffrendo.  Da segnalare anche - per quanto può valere in questo momento - che l'omicida-suicida risulta essere nullatenente, quindi una eventuale richiesta danni da parte dei superstiti parte già in salita. Anche se i due dirigenti hanno comunque una copertura assicurativa essendo due vittime del lavoro.

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