Gioco
Multe a 70 proprietari di ville lungo il Fiumetto per la distanza delle reti
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Il fosso Fiumetto mentre attraversa Roma Imperiale L'architetto D'Alessandro: «Sbagliate le carte catastali il fosso risulta largo 14 metri quando non arriva ai 7»
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FORTE. Multe e guai burocratici per una settantina di abitanti eccellenti, che abitano le ville lungo il corso del Fiumetto. I ricchi non piangono, pagano (più o meno 300 euro), ma qualcuno si arrabbia e vuol vederci chiaro nel verbale, che le guardie giurate del Consorzio di bonifica hanno stilato, le scorse settimane, dopo sopralluoghi e misurazioni. Verbali che portano subito la multa. Multa, cui segue l'intervento degli uffici comunali (se non addirittura della Procura) per il «ripristino dei luoghi al primitivo» o l'eliminazione di manufatti o lo spostamento di reti (e siepi) di recinzione. Insomma, il Consorzio di bonifica, responsabile della manutenzione dello storico fosso, quello caro a Carlo Carrà e immortalato in tanti suoi quadri (il fosso anche per questo è parzialmente vincolato), torna alla carica per vedere rispettate le distanze di legge (4 metri dal ciglio dei manufatti, due per le reti e le siepi) e avere lo spazio sufficiente, quindi, per poter accedere con mezzi adatti alla pulitura. C'è chi contesta, però, quei verbali. Uno dei proprietari ha chiesto all'avvocato viareggino Franco Micheli e all'architetto camaiorese Giulio D'Alessandro di fare verifiche. Con risultati, che d'Alessandro definisce «sorprendenti» e comunque tali, non solo da chiedere, come è stato fatto, l'annullamento del verbale, ma addirittura da riscrivere il futuro prossimo del corso d'acqua. Perchè? Perchè secondo l'architetto D'Alessandro sono sbagliate le carte catastali vigenti. «E carte e misurazioni alla mano, sono in grado di dimostrarlo - dice - quando ho visto nel verbale i riferimenti catastali ho esaminato bene la cartina: secondo quelle rilevazioni, il Fiumetto è largo quasi 14 metri, quando mai. Ho personalmente fatto, in canoa, le misurazioni e non si va oltre i 6,50 metri. A parte questo, lo strumento più idoneo per la verifica dello stato dei luoghi sono le aerofotogrammetrie fatte dal Comune (1957, 1973, 1986) si denota in queste il progressivo mutamento del corso del fosso, il consequenziale ampliamento del proprio alveo a danno delle prospicienti proprietà, che hanno subito un lento ma costante fenomeno di erosione causa esondazioni, ma soprattutto per lo stato d'incuria e abbandono». D'Alessandro poi, contesta la denominazione di "canale", invece che di fosso, fatta nel verbale. Ma a che cosa è dovuto l'errore cartografico? «Ho fatto una ricerca. L'errore è stato compiuto, quando è stata cambiata la scala di riferimento della planimetria e nella riunione delle vecchie tavole». Insomma, l'istamza di annullamento è in corso. «La Provincia ha già chiesto le controdeduzioni al Consorzio. Siamo più che fiduciosi. Siamo anche disposti di mettere a disposizione degli altri proprietari il materiale raccolto, magari per una azione comune».
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