Il Tirreno

Versilia

«L'assassino è un paranoico» Parla il criminologo Bruno

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 VIAREGGIO. Il posto di lavoro «oggi è molto più ambito e ritenuto vitale che in passato, e in un Italia divisa tra garantiti e non garantiti nascono nuove povertà e nuovi bisogni». Così il criminologo Francesco Bruno, personaggio che si è occupato di molti casi scottanti, commenta i casi di cronaca con omicidi legati alla sindrome da licenziamento.  «Con questi chiari di luna - continua - il lavoratore si mette di fronte a una situazione di sopravvivenza. E ciò può scatenare, in soggetti fragili e con patologie, atti eclatanti, sia omicidiari che suicidari». Secondo il criminologo, nel duplice omicidio e suicidio alla Gifas Electric di Massarosa sembra emergere il caso di un paranoico, come sempre non riconosciuto da nessuno, che per un anno pianifica e poi attua il piano. Per paranoico si intende, precisa Bruno, una persona normale ma che ha un patologia solo su un fatto. E che, in uno stato di esasperazione verso il mondo - spesso per traumi legati al lavoro ma anche a fattori economici quali l'eredità o lo sfratto - spara o si spara; qui la casistica di fine letale è molto alta. Da una prima lettura della vicenda di Leonessa, emerge - a giudizio di Bruno - «la mancanza assoluta di controllo sociale, con un caso di stress non riconosciuto».

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di Redazione web