Toscana
Folla a casa Ceragioli: non vi lasciamo sole Domani l'autopsia
Donatella Francesconi
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VIAREGGIO. Un fiume di amici, parenti, conoscenti. Per non lasciare soli Gabriella, Claudia e Giulia, i loro nonni e genitori di Luca Ceragioli che vivono in Darsena, il fratello Stefano. La giornata del lutto più atroce è passata così. Claudia tornata da Amsterdam dove è stata raggiunta dalla terribile notizia della morte del padre. Giulia che è andata a prenderla ed ha accusato un malore. La rabbia e lo strazio di Gabriella Neri per il marito che non c'è più, per il padre delle loro ragazze, dentro una tragedia che doveva essere evitata. Lo dice Luca Lunardini, amico di Ceragioli ma anche politico: «Ogni storia ci deve insegnare qualcosa. Quella accaduta a Luca ci dice che nel mondo della psichiatria qualcosa deve essere rivisto. Io chiedo alla politica tutta almeno un meccanismo automatico per cui la segnalazione di un tentativo di suicidio si incroci che con l'archivio dei porti d'arma rilasciati. Così da ritirare arma e relativo permesso». Invece, nel caso di Iacconi, nessuno sapeva niente. Neppure i medici del Centro di salute mentale di Pordenone che l'hanno avuto in cura tre anni. Perché i corpi possano essere restituiti alle famiglie bisognerà attendere l'autopsia che sarà eseguita domani. La proposta avanzata dalla "Gifas" è quella - conferma Lunardini - di funerali unificati per i due dirigenti, Ceragioli ed Hilmer. Ma Gabriella Neri per decidere si confronterà con le figlie: «Forse per Luca ci sarà una cerimonia laica in una chiesa cittadina», spiega il primo cittadino. Che ha ricordato l'amico barbaramente ucciso nel corso della prima serata del Festival Gaber: «Ancora una volta la città è ferita. Di nuovo un lutto che si sconvolge. Ciao Luca». Parole commosse quelle del primo cittadino, interrotte più volte da lunghi e accalorati applausi del folto pubblico presente all'inaugurazione del Festival. Fermata anche la festa del bagno "Ester", lo stabilimento balneare frequentato dalla famiglia Ceragioli. Il dirigente della "Gifas" e la famiglia non sarebbero mancati, come al solito. Ma nel pomeriggio anche tra sdraio e ombrelloni è piombata come un fulmine la notizia del massacro.
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