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Versilia

Stazzema è indignata per la sentenza dell'Aja

Una immagine della strage di Sant’Anna di Stazzema
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Una immagine della strage di Sant’Anna di Stazzema

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STAZZEMA. Protestano ad alta voce, Michele Silicani e Paolo Grassi, rispettivamente sindaci di Stazzema e Fivizzano, insieme a Firenze per motivi istituzionali, per la sentenza con cui la Corte Internazionale dell'Aja ha negato di fatto la possibilità per i familiari delle vittime delle stragi nazifasciste di rivalersi sullo Stato tedesco per le atrocità commesse dai soldati della Whermacht e delle SS.

Stragi commesse in territorio italiano verso la fine della Seconda Guerra Mondiale tra l'estate del 1944 e l'aprile 1945, durante l'occupazione nazista.  Una scia di sangue che ha provocato l'uccisione di oltre 15.000 vittime di quelle stragi nazifasciste i cui fascicoli furono occultati per anni, in quello che la stampa definì l'Armadio della Vergogna.  «Ci sentiamo di nuovo feriti da questa sentenza - commenta il Sindaco di Stazzema, Michele Silicani- che segue il decreto del Governo italiano che di fatto già andava in questo senso. In questo modo non si aiuta la verità storica e non si consente una piena giustizia.

Come Comune di Stazzema approfondiremo nei prossimi giorni l'argomento: non è una questione economica perché i nostri morti di Sant'Anna di Stazzema e le altre vittime delle stragi nazifasciste non hanno prezzo. Si stabilisce però un principio di deresponsabilizzazione che è pericoloso per il futuro. Si aggiunge un danno al danno. Vedremo se lo Stato Italiano avrà l'orgoglio di presentare un reclamo; di certo noi non smetteremo di protestare».  Dopo il decreto del Governo, convertito nella legge 23 giugno 2010, n. 98 che ha voluto sensibilizzare le istituzioni sui temi degli effetti del decreto del Governo che blocca i risarcimenti alle vittime delle stragi nazifasciste, un'altra beffa per coloro che chiedevano giustizia. La sentenza della Corte Internazionale dell'Aja fa seguito all'opposizione del Governo tedesco alla sentenza di un tribunale italiano, confermata in Cassazione, che aveva condannato la Germania al pagamento di 800mila euro per i danni subiti dai familiari delle vittime della strage di San Pancrazio in Provincia di Arezzo. 

«Dico una parola forte - aggiunge il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi- in questo modo si legalizzano i crimini di guerra. Ovvio è una affermazione di paradosso, ma non è un buon segnale. Sul mio territorio si sono compiute 5 grosse stragi, con l'uccisione di oltre 400 civili inermi. Esprimo rammarico per questo pronunciamento della Corte dell'Aja che temo chiuda le porte ai risarcimenti e al principio per cui le vittime hanno diritto ad essere risarcite. E' una sentenza che ci indigna».  Il problema è che la sentenza dell'Aja è legittimata dal principio che uno Stato non è responsabile di quello che fa un suo cittadino, anche se questo - sta lì un problema - è un soldato che combatte per quel paese.  In un termine più banale, quel soldato agisce come dipendente ed in nome della ditta. Quindi la ditta, come accade in questi casi, ne è civilmente responsabile. 

Ma il problema del risarcimento dei danni assume carattere di reciproca responsabilità. Ad esempio se Greci ed Jugoslavi chiedessero alla Repubblica Italiana i danni per le atrocità commesse dal regio esercito in quelle terre negli anni dell'occupazione dell'Asse?  Forse per questo, il Governo italiano è blando nell'opporsi alla sentenza dell'Aja. Lo ricordava lo stesso Corriere della Sera nell'articolo apparso mercoledì in cui si annunciava questa sentenza. Se la Germania, pur ricca, dovesse rimborsare tutti i danni alle vittime civile della Seconda Guerra mondiale, finirebbe sul lastrico.

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