Proteste
Lavoro nero, nessuno paga le multe
Matteo Tuccini
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VIAREGGIO. Gli ispettori si presentano alla buon'ora in azienda, accompagnati dai carabinieri o dai finanzieri. Inizia il controllo dei documenti. Ed emerge che Tizio e Caio, che sono in quel momento al lavoro, non hanno un regolare contratto di assunzione. Sono, come si dice in gergo, dipendenti al nero. «C'è una multa da pagare», dicono gli ispettori. «Beh, vedremo», replica il titolare.
E da quel "Vedremo" passano mesi, prima che la vicenda si chiuda. Se va bene, con il saldo. Altrimenti, si passa alla riscossione coatta o - peggio - alle aule di tribunale. Questo è il grande paradosso nella lotta al lavoro nero, un fenomeno diffusissimo in Versilia come altrove. Le multe si fanno, a dispetto dei tagli continui di enti e forze dell'ordine sulle squadre che vanno sul territorio a fare i controlli. Ma poi è un'impresa riscuoterle. E soldi che dovrebbero tornare allo Stato per essere impiegati per il bene della collettività, faticano ad arrivare nelle casse pubbliche. Tanto che la Direzione provinciale del lavoro - sede locale del Ministero - è costretta a firmare continue ordinanze di ingiunzione, perché ormai nessuno paga quando arriva la notifica del verbale. E attenzione, nella maggior parte dei casi non si parla di somme clamorose: dai 1.500 ai 12mila euro per ogni lavoratore, con una maggiorazione di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo. Cifre che però, oggi come oggi, sono un salasso per le piccole e medie attività. E i colossi? Mettono di mezzo l'avvocato e chi s'è visto s'è visto. «Per le grandi aziende - afferma Roberto Sarti, direttore dell'Ufficio del lavoro - pagare può voler dire ammettere un'illegalità. E questo può aprire una serie di contenziosi che gli imprenditori non vogliono avviare».
L'abusivo dilaga. La scena che abbiamo descritto all'inizio può avvenire in qualsiasi bar, ristorante o cantiere della città e della Versilia. Con la crisi che ha inaridito le fonti di guadagno per le imprese, le assunzioni con tutti i crismi di legge - già decisamente scarse in alcuni settori, come denunciano i sindacati - si contano sulle dita di una mano. E così al Nucleo ispettorato del lavoro di Lucca, dove convivono dipendenti statali con i militari delle forze dell'ordine, basta pescare un numero nel cilindro. «L'illegalità ormai è la regola - dice il direttore Sarti - è evidente che con le forze che abbiamo cerchiamo di fare il possibile. I controlli, però, ci sono e le multe sono tante».
La procedura e la memoria difensiva. La ditta sanzionata può pagare subito alla notifica del verbale. Ma ormai questa è una pura ipotesi. Dopo 60 giorni, la Direzione del lavoro redige un'ordinanza di ingiunzione che aumenta la multa. E se neanche in questo caso si provvede a saldare, scatta l'esecuzione forzata. La questione passa in mano a Equitalia, che ovviamente aggiunge alla multa sanzioni e interessi e poi invia la cartella esattoriale. «L'impresa - spiega Roberto Sarti - può comunque presentare una memoria difensiva, con documenti fiscali e bancari, entro 30 giorni dalla notifica del verbale, in cui spiega la propria situazione economica difficile e chiede di entrare in una sorta di regime di tolleranza. A quel punto l'ordinanza può prevedere di non rincarare la multa, e anche di concedere una rateizzazione». Questo tipo di memorie, ormai, vengono presentate ogni giorno all'ufficio. E poi? Qualcuno paga, qualcuno no. E questi ultimi si vedono arrivare la cartella esattoriale. C'è anche chi, invece, la memoria non la presenta e impugna la multa, scegliendo la via giudiziaria. In genere, sono le realtà più grosse, come i grandi cantieri e i proprietari di super yacht. Che - grazie ai tempi elefantiaci della giustizia civile - possono permettersi di opporsi per anni alla sanzione.
E da quel "Vedremo" passano mesi, prima che la vicenda si chiuda. Se va bene, con il saldo. Altrimenti, si passa alla riscossione coatta o - peggio - alle aule di tribunale. Questo è il grande paradosso nella lotta al lavoro nero, un fenomeno diffusissimo in Versilia come altrove. Le multe si fanno, a dispetto dei tagli continui di enti e forze dell'ordine sulle squadre che vanno sul territorio a fare i controlli. Ma poi è un'impresa riscuoterle. E soldi che dovrebbero tornare allo Stato per essere impiegati per il bene della collettività, faticano ad arrivare nelle casse pubbliche. Tanto che la Direzione provinciale del lavoro - sede locale del Ministero - è costretta a firmare continue ordinanze di ingiunzione, perché ormai nessuno paga quando arriva la notifica del verbale. E attenzione, nella maggior parte dei casi non si parla di somme clamorose: dai 1.500 ai 12mila euro per ogni lavoratore, con una maggiorazione di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo. Cifre che però, oggi come oggi, sono un salasso per le piccole e medie attività. E i colossi? Mettono di mezzo l'avvocato e chi s'è visto s'è visto. «Per le grandi aziende - afferma Roberto Sarti, direttore dell'Ufficio del lavoro - pagare può voler dire ammettere un'illegalità. E questo può aprire una serie di contenziosi che gli imprenditori non vogliono avviare».
L'abusivo dilaga. La scena che abbiamo descritto all'inizio può avvenire in qualsiasi bar, ristorante o cantiere della città e della Versilia. Con la crisi che ha inaridito le fonti di guadagno per le imprese, le assunzioni con tutti i crismi di legge - già decisamente scarse in alcuni settori, come denunciano i sindacati - si contano sulle dita di una mano. E così al Nucleo ispettorato del lavoro di Lucca, dove convivono dipendenti statali con i militari delle forze dell'ordine, basta pescare un numero nel cilindro. «L'illegalità ormai è la regola - dice il direttore Sarti - è evidente che con le forze che abbiamo cerchiamo di fare il possibile. I controlli, però, ci sono e le multe sono tante».
La procedura e la memoria difensiva. La ditta sanzionata può pagare subito alla notifica del verbale. Ma ormai questa è una pura ipotesi. Dopo 60 giorni, la Direzione del lavoro redige un'ordinanza di ingiunzione che aumenta la multa. E se neanche in questo caso si provvede a saldare, scatta l'esecuzione forzata. La questione passa in mano a Equitalia, che ovviamente aggiunge alla multa sanzioni e interessi e poi invia la cartella esattoriale. «L'impresa - spiega Roberto Sarti - può comunque presentare una memoria difensiva, con documenti fiscali e bancari, entro 30 giorni dalla notifica del verbale, in cui spiega la propria situazione economica difficile e chiede di entrare in una sorta di regime di tolleranza. A quel punto l'ordinanza può prevedere di non rincarare la multa, e anche di concedere una rateizzazione». Questo tipo di memorie, ormai, vengono presentate ogni giorno all'ufficio. E poi? Qualcuno paga, qualcuno no. E questi ultimi si vedono arrivare la cartella esattoriale. C'è anche chi, invece, la memoria non la presenta e impugna la multa, scegliendo la via giudiziaria. In genere, sono le realtà più grosse, come i grandi cantieri e i proprietari di super yacht. Che - grazie ai tempi elefantiaci della giustizia civile - possono permettersi di opporsi per anni alla sanzione.
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