Il Tirreno

Versilia

Dalia Gaber diventa... viareggina

Aronne Angelici
Dalia Gaber diventa... viareggina

La regina delle comunicazioni riceve la cittadinanza onoraria per il Memorial legato alla strage ferroviaria

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 VIAREGGIO. Aveva sei mesi quando ha messo i piedini sulla spiaggia di Viareggio, guardata a vista dalla nonna Franca.  1966: Dalia, figlia unica di Giorgio Gaber e Ombretta Colli comincia a respirare aria salmastrosa.  Venerdì 23 luglio 2010, oggi: Dalia Gaber riceve la cittadinanza onoraria, è abilitata a dire "delafia" e dire "tera" con una erre sola. Una dei nostri insomma, anche formalmente: un riconoscimento per il Memorial 2009 dedicato alla strage, un momento di riflessione e ricordo che è entrato nei cuori di tutti. Indimenticabile. E, forse, irripetibile.  

Ma non tutti sanno che Dalia ha Viareggio nel cuore da sempre: le vacanze dell'infanzia e dell'adolescenza prima, l'amore poi, il matrimonio con un viareggino, l'ingegnere Roberto Luporini, il figlio di Cecco e della Roberta, nipote di quel Sandro - per chiudere il cerchio - pittore e scrittore che era la causa prima della presenza di Gaber a Viareggio. E di Dalia, appunto, sulla spiaggia. «Mio padre e Sandro lavoravano d'estate per preparare lo spettacolo del teatro canzone da portare in giro per l'Italia in autunno e in inverno. Al contrario, mia madre Ombretta, d'estate faceva le serate, tante», racconta Dalia, in un momento di pausa nell'organizzazione del Festival che stasera e domani, ore 20,45, va in scena alla Cittadella del Carnevale.  

«Vacanze lunghe, da giugno a settembre. In albergo, prima al Maestoso, poi al Plaza. Ricordo di quando andavano di bagno al Nettuno dai Giannessi in Passeggiata. Soprattutto la nonna e io. Mio padre poco o nulla sul mare, la mamma quando poteva raggiungerci. L'infanzia e l'adolescenza l'ho trascorsa così, con gli amici sulla spiaggia (saluto la carissima Susanna Fontana) e più tardi anche in pineta. Base, il pattinaggio del Pino sul Tetto. La ghenga si riuniva lì, tra pattini e, lì vicino, con i bomboloni caldi di Pippo. A cena, sempre con il papà: punto di riferimento il Dopo Lavoro Ferroviario di via Machiavelli. Ricordo poi i pomeriggi, sempre con la nonna, al Supercinema: non so quanti film western ho visto, a lei piacevano».  Mentre Dalia cresce, Giorgio Gaber e Sandro Luporini perfezionano il teatro canzone. «Ad un certo punto, visto che tutte le estati Giorgio doveva per forza lavorare a Viareggio con Sandro, venne la necessità di trovare casa. E alla fine la scelta dei miei finì sulla Padula, la casa sul Montemagno che dal 1980 è la mia casa. Confesso che allora, quattordicenne, quella sistemazione non era per il massimo per via della difficoltà degli spostamenti per raggiungere gli amici. C'erano però le ripetizioni di matematica dal mitico professor Raffa: quanti pizzicotti ma anche che buoni risultati in un clima tutto particolare».  

Dopo gli studi, base Milano, ma anche stage in Germania e in Inghilterra, Dalia comincia a lavorare nell'azienda di famiglia la Goigest e a svilupparla nel mondo più ampio della comunicazione, degli uffici stampa. Oggi Dalia governa un'azienda con più di trenta persone che si occupa, tanto per fare qualche nome, dell'immagine di Laura Pausini, Diego Antonacci, Claudio Baglioni, Roberto Bolle, Simona Ventura, Antonella Clerici, Paola Perego, Paolo Bonolis, Alessia Marcuzzi e tanti altri.  

C'è poi anche l'anima televisiva. «Curo sempre tutta La7. La televisione mi ha sempre affascinato. Ho cominiciato in Mediaset: per 10 anni, dal 1990 al 2000 sono stato capo della comunicazione di Canale 5, Italia 1 e Rete Quattro. Mi sono fatta una bella esperienza: ho visto nascere il Tg di Mentana, quello di Paolo Liguori e l'evolversi di quello di Emilio Fede».  Nonostante il lavoro, la Versilia sempre nella bussola. «Certo, anche perchè per tutta la famiglia il ritiro a Montemagno era ed è irrinunciabile. E poi qui ho trovato marito. Il 12 agosto del 1991 mi sono fidanzata con Roberto, il 12 agosto del 1993 mi sono sposata a Valdicastello da don Marco».  

E il Festival Gaber? «E' nato nel 2004 per rendere omaggio all'opera di mio padre. Mi ha fatto piacere, l'altro giorno, che il sindaco Luca Lunardini abbia rinnovato l'impegno affinché il Comune entri nella Fondazione. Ben venga. E se volesse far lo stesso la Provincia che ci ha sempre sostenuto, ancora meglio. Dico questo perchè se è vero che il Festival gode di grande prestigio sia presso il pubblico (anche quest'anno il 60% dei biglietti è stato venduto prima di avere un programma definito, sulla fiducia) sia presso la critica e gli artisti, è vero anche che ogni anno dobbiamo cominciare da capo: chiedere l'uso degli spazi, le date. Insomma, con le istituzioni dentro sarebbe anche più facile fare le programmazioni».  

Il Festival anche quest'anno ricorderà la vittime della strage del 29 giugno.  «Certamente. Questa tragedia ha colpito molto anche chi non è viareggino. Basta guardare all'impegno sincero degli artisti. Paolo Rossi quest'anno ha preparato un monologo particolare. Non glielo ha chiesto nessuno, ha voluto farlo. Il Memorial, che per me è stata una immersione nel dolore della gente, mi ha certo segnata. Ma ho anche avuto modo di conoscere persone meravigliose con le quali mi sento spesso. Un rapporto bellissimo».  

Dalia Luporini Gaber, oggi viareggina. Dica qualcosa di viareggino: «Pirla?». Amen.  

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