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Versilia

Mercato del miele, settecento apicoltori bussano ai grossisti

Mercato del miele, settecento apicoltori bussano ai grossisti

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CAMAIORE. Toscana miele: più che una associazione di apicoltori, un vero marchio di qualità che punta anche ad un ingresso in grande stile nei circuiti commerciali all'ingrosso. Mario Andreini, camaiorese doc, neopresidente dell'importante associazione, parla degli obiettivi di Toscana Miele - 700 apicoltori (di cui oltre il 60% in Lucchesia), 40mila alveari, 2 miliardi di api, un milione di chilogrammi di miele prodotto all'anno - e dello stato di un settore dove la salute delle api è al centro dei pensieri e delle azioni degli addetti ai lavori. «Abbiamo attraversato uno dei periodi più difficili per gli apicoltori che io ricordi.

Un biennio drammatico durante il quale si è registrata un'elevata morìa delle api, causata in parte dagli insetticidi usati nella concia del mais, in parte da altre cause, come la presenza della vorrea, un parassita che attacca le api». Andreini lavora con gli "insetti-operai" dal 1974; da quando, cioè, appena 16enne, si è lasciato contagiare dalla passione per le api, trasmessagli da uno zio sacerdote. Sotto la guida di Andreini, gli sforzi dell'associazione si muoveranno lungo due direttrici principali: quello della salvaguardia degli animali, attraverso un uso uniforme dei trattamenti, ad esempio; quello della promozione e valorizzazione dei prodotti di qualità (oltre al miele: polline, propoli, pappa reale).

Andreini individua in «un maggior coordinamento tra i produttori» e nella «collaborazione con le università» due strumenti importanti per ottenere questi risultati. Ma, dice, «lavoreremo anche per ottenere l'unificazione dei prezzi da proporre all'ingrosso e per il riconoscimento del sigillo "Toscana miele" anche nei circuiti commerciali all'ingrosso, dato che ad oggi l'etichetta viene mantenuta solo nei canali commerciali privati, che commercializzano meno del 30% del prodotto».

Altra novità sarà l'istituzione di un numero verde da chiamare in caso di invasione delle api, per permettere agli apicoltori di "recuperare" lo sciame in emigrazione. La sciamatura, infatti, consiste proprio nel trasferimento in un nuovo nido di una parte consistente della famiglia, che lascia il posto ad una nuova regina. Più intensa è l'attività di riproduzione degli insetti, più api ci sono in giro (o meglio: più se ne muovono in sciami).

«Lo sciame - spiega Andreini - nelle prime 24 ore dall'abbandono del vecchio nido si trasferisce in un albero vicino. Se riusciamo ad accorgerci in tempo che è avvenuta la sciamatura, quindi, riusciamo a recuperarlo agevolmente. Altrimenti è difficile riprenderlo: uno sciame si può spostare anche di 20-30 chilometri rispetto al vecchio nido». Spesso uno sciame in emigrazione spaventa la cittadinanza, perchè invade un'abitazione ad esempio. Le forze dell'ordine chimate in questi casi potranno usufruire, a partire dal prossimo anno, del numero verde dell'associazione per chiamare l'apicoltore più vicino disponibile al recupero dello sciame.

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